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In nova fert animus mutatas dicere formas corpora.
[L'estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi]
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scritto da cronomoto nel tempo 19:04
sabato, 27 giugno 2009


Portano camici bianchi e cognomi doppi scritti sul taschino con la biro blu. Parlano di sogni: strumenti che si innestano dove viene meno un equilibrio tra desideri e aspettative, come bilancieri perfettamente tarati e oscillanti di corpi pieni e corpi cavi.
 
 
Mi han detto siediti e sogna.
 
Staccandomi dal cammino prigioniero e magnetico che percorro abitualmente, probabilmente esaltata dallo splendore estivo, ho scelto una via che non avevo mai notato: mi era parsa così familiare da parcheggiare sotto i suoi alberi come fosse un’abitudine.
I sogni non te li puoi scegliere, come gran parte della vita.
Così sono entrata a casa sua. La tazza del caffè sul tavolo, le imposte socchiuse, (ma come mi è venuto in mente di passare a quest’ora?) i libri sparsi, la radio accesa, il portatile ancora spento.
Tutto abbastanza comune, a cosa serve sognare?
 
Si è voltato, gli occhi grigi e sorridevano, sorridevano a me.
La mattina a disegnarci arabeschi sulla schiena (fasto e gioia), uscire e passeggiare silenziosi per le vie del centro. Seduti a parlare mangiando un panino. Lo guardo tracciando, solo con l’immaginazione (ogni idea che ho accarezzato si è smarrita nell’ordine delle cose), uno schizzo del suo viso.
 
Il tempo che il cielo di oggi, un foglio di carta blu senza alcuna sfumatura, abbia modo di stendersi, sorprendere e giocare con la città pallida, sua e mia. Il tempo di assottigliare le ombre, allungarle a coprire ogni vicolo e piazza, prima che spariscano.
Me ne sono andata portando via questo frammento: che non scivoli a terra rovinato dalla vita; mi sono fermata qui sul ciglio del sogno.
 
 
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categoria : sogni, ultimo neurone, amori invisibili

scritto da cronomoto nel tempo 20:15
martedì, 02 giugno 2009



Dove sei stato, mio anfitrione, per tutto questo tempo.
Mi ero ritirata nella tua stanza più alta, con la presunzione di sorvegliare l’orizzonte.
Ho svolto ogni formula all’incontrario, smontando deduzioni razionali, sgonfiando induzioni illogiche (a questa specie appartengono certe attese che divorano il tempo). Non è rimasto nulla di eventuale o incerto, dentro di me e i pensieri, ho imparato a domarli e convogliarli scenograficamente come gas tossici e colorati fuori di casa. Così mi sentivo al sicuro. (Così forse abbiamo fatto in molti)
Se ne sono andati i corvi, se ne sono andate le nuvole, ma è sparito anche il cielo.
Torna qui a far l’aria sottile, a farla bruciare, a giocare cambiando di nascosto i filtri al sole, a far le ombre azzurre e rosse.
Torna in ogni casa, e scrivi (su polsini, fogli andati persi, sul cartone della pizza, basta che scrivi...)

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categoria : ultimo neurone, nomaps

scritto da cronomoto nel tempo 09:28
sabato, 01 novembre 2008


Les Aliénés voyageurs*
(Gli alienati viaggiatori, o gli alieni viaggianti fate voi)


charcot
 

Pensavo a un post che contenesse i termini spettrofotometro boleano perequare (che io perequassi, io perequerei) sciabordio lucore jamming.
Purtroppo, l’avatar Cronomoto si è opposto e riporto una lettera scritta di suo pugno.
 
Amico caro,

immagina qualcuno che viva in uno stato cerebrale perennemente alterato, anche quando dorme. Ma si tratta, per questo qualcuno, di uno stato naturale, pur essendo sopraggiunto (come segnalato dalla letteratura medica) in età matura. Comporta un unico inconveniente.
La fantosmia può presentare aspetti gradevoli, ad esempio un profumo di fiori bianchi può sovrapporsi a quello delle pagine del libro che stai leggendo. O aspetti grotteschi, quando il profumo di chi ti è vicino è talmente forte da farti  scappare. Ma a queste cose ti abitui.

Non guardarmi così, ogni epoca ha avuto le sue pazzie: isteria, depressione e tra poco saremo troppo vecchi per vivere, rimbecilliti da demenza senile e Alzheimer.  

Non comportando questo mio stato alcun pericolo sociale sono certo che non sarà un problema per nessuno, e nessuno se ne curerà o lo curerà, nonostante un incremento dei casi negli ultimi anni.  Non mi sento più o meno folle di altri.  Non lo è quel bambino che in una passeggiata immagina macchinari immensi sospesi tra una montagna e l’altra. O quell’uomo, che sta facendo a pezzi il navigatore dopo averlo sfidato prendendo per giorni la direzione contraria a quella indicata, così, per gioco, ed è arrivato ugualmente a destinazione (a casa). O la donna che batte i pugni per ore sulla porta perché vuole entrare o uscire, non sa, e il marito piange (verrà per lei anche il tempo degli specchi, che saranno da coprire, nascondere, perché non se la prenda con loro e non si faccia del male).

Non è forse pazzia quella che mi pare di intravedere oggi nell’ostinazione a far valere realtà ambivalenti con forza e presunzione, al punto di convincere noi per primi che non si sta mentendo a nessuno?  
A questo non sono ancora preparato, e torno al mio viaggio contrelamontre.


Pantiloni mi insegna che contrelamontre "contro l'orologio", significa lottare contro il tempo quando in realtà il primo elemento contro cui si lotta in bicicletta è l'aria, il vento.

*Titolo scoperto in “I viaggiatori folli
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categoria : ultimo neurone, crono source code, nomaps

scritto da cronomoto nel tempo 14:24
mercoledì, 30 luglio 2008



NON METTERE IL BECCO


corvo_3

Scrivo di getto, sono appena tornata a casa, non potendo raccontare a nessuno questo fatto ho pensato di tenerne nota qui.
Da qualche mese sto cercando di affittare un piccolo appartamento ma non riesco: le agenzie sostengono che sono tempi difficili e se metto annunci chiamano a tutte le ore persone stranissime: egiziani a cavallo, finanzieri... Stamattina sono andata a controllare l’appartamento. Era tutto in ordine come lo avevo lasciato dopo averlo ridipinto: l’ultimo inquilino se ne era andato senza pagare ma lasciandomi un ricordo indelebile: aveva scritto su tutti i muri con lo spray il nome della sua ragazza e cose come “TVB”, “TATT”, “cosa farei senza di te”.
Appunto, senza di lui ora non so con chi prendermela.
Bussano alla porta, penso sia il vicino e apro senza esitazione:  un corvo.
Sì un corvo grande più o meno come me:  piega il capo di lato, apre il becco e inizia a parlare, nell’unico modo in cui potrebbe parlare un corvo.

Cronomoto! Ci scommetto le palle che non trovi nessun inquilino.

Bella scoperta!

Non vorrai mica avere in casa degli studenti? Che poi ti rovinano tutto e se vanno fuori corso non te li cavi più dai coglioni. O degli extracomunitari che te ne trovi dieci da qui a un anno.
Non ti facevo così intollerante, Corvo.
Intollerante un paio di palle! Pensa a un bancario, già lo immagino:  l’inquilino perfetto e poi sodomizza diciotto donne tutte in una notte e le fa a pezzi. A proposito quanto grande è il frigo, qui?
Non è molto grande, ma non si è mai lamentato nessuno.
Sì sì sì sì sì, all’inizio non si lamentano poi ti chiedono la lavatrice, la lavastoviglie, si ricordano che hanno un cane tre criceti e un gatto che vomita pelo tutto il giorno.
Non ti fidare neanche degli anziani, che poi d’estate muoiono perché i figli se ne fregano e ti puzza il salotto.

Ma allora come devo fare, Corvo?
Io un’idea ce l’avrei: di recente sono stato buttato fuori di casa; guarda, consumo poco, neanche te ne accorgeresti, di me.
No, non me ne accorgerei, e avresti ragione, Corvo, se non fosse che ti ho riconosciuto.
 CORVO_2
Ilustrazioni di Cominciare
 
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categoria : ultimo neurone

scritto da cronomoto nel tempo 16:47
lunedì, 23 giugno 2008


Confessioni di un camaleonte impressionista
 cam
 
 
La sfumatura è un gesto. Si tratta di allungare una zampa, indietreggiare con cautela, appiattirsi assecondando il confine di un’ombra.
La mimesi non è  una  questione  di timidezza, ma di distanze.
Cercherò di spiegare, anche se non è semplice illustrare questi concetti a voi (che tutt’al più arrossite o impallidite).
 
Sono attratto, come è naturale, dai colori vicini, non  esplorati. Al tempo stesso però non vorrei abbandonare quello al quale mi sono perfettamente adattato: sogno di fondermi con entrambi e restare lì, a metà, per sempre.
E non crediate che parli a vanvera. Ho studiato le leggi sull’accostamento dei colori di Chevreul e ho vissuto un periodo visionario in cui mi sembrava di possederli tutti, ma poi ho capito che la mia era una solitudine o forse solo un'utopia.
 
Non c’è miglior cosa del distacco, mi hanno detto, smetterò di vivere in modo compulsivo sfumature e cambiamenti. Adesso mi sto dedicando alla cronofotografia: ogni istante è scandito, forzatamente distanziato dal precedente. Così potrò tenere sempre a mente che si può vivere benissimo allontanandosi da quanto c’era un attimo prima.
Ma, lo dico solo a voi (e anzi vi prego di non divulgare il mio segreto), presto andrò a vivere in uno Zoopraxiscopio,  così  non mi ruberanno l’illusione della vita.
O forse sì.


Q u i le mutazioni di Lemmaelabel
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categoria : ultimo neurone

scritto da cronomoto nel tempo 21:17
giovedì, 17 aprile 2008


           VITA DA FOSSILE  (un certo discorso)

 
 
Mi piacerebbe distendere la schiena ma lo spazio che ho a disposizione non lo consente: la sorte mi ha rinchiuso in un museo di scienze naturali, per proteggermi. 
Ma tu sai quanto è frustrante veder scorrere il mondo e non poter alzare un braccio e fare una carezza, né dire nulla? (E ce ne sarebbero di cose da raccontare dell’era terziaria, e della quaternaria).
 
Le scolaresche mettono gioia: mi sono spaventato solo quando i ragazzini arrivavano con i pantaloncini corti e uno strano copricapo nero; si sono evoluti grazie a scatolette minuscole che spuntavano dalle tasche assieme alla musica, ora ostentano oggetti piatti e lucidi ancora più piccoli ma con uno schermo enorme, pensano di avere il mondo in mano, e non sanno nemmeno cos’è un esoscheletro. Ma hanno occhi vispi, e ancora tempo.
Il custode, l’ultimo, dopo che se ne sono andati tutti si lamenta a voce alta dei problemi con il videopoker e con la moglie, e forse è per questo che nasconde con cura nello sgabuzzino un bottiglione di vino che non deve essere nemmeno tanto buono, secondo me.
Molti si lasciano ammaliare dai quarzi vanesi che brillano di luce riflessa, o da quella sciacquetta di resina: ambra, si fa chiamare.
Poi c’è la bambina che viene spesso, accompagnata dal nonno: la prima volta piangeva, silenziosa, oggi invece stringe piccole margherite, raccolte nel giardino del museo. Spero che la smetta di contemplare con i suoi occhi grandi lo scheletro del dinosauro a guardia dell’entrata. Magari  si accorgerà di me, quando sarà più grande.
 
(Vorrei averti seduta di fianco a me mentre guido, per andare chissà dove. Vorrei vederti mentre cucini, mentre leggi, mentre ascolti musica, mentre fai la doccia, ma non vorrei più vederti piangere. Vorrei ancora ascoltarti mentre spari le tue battute acide sugli pterodattili e tutto il resto, prenderei col sorriso sulle labbra anche quello che farebbe scappare a gambe levate un uomo, solo perché tu sei tu e non potresti essere diversa).
 
Penso a tutte le persone che vanno e vengono ogni giorno per vedere noi, perfettamente protetti, ormai invulnerabili ma sempre uguali.
Ho una gran fortuna, io: vedrò crescere altre generazioni di mondi, incerte ma vive, e ancora lei.
 
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categoria : ultimo neurone, cronoracconti, amori invisibili

scritto da cronomoto nel tempo 20:11
martedì, 11 marzo 2008


DA NIBIRUCHANNEL
 

Nella terra in cui abito un consesso di saggi ha risolto da molto tempo i problemi del nostro popolo: oggi viviamo in un equilibrio perfetto.
Sono qui ad illustrarvi i punti fondanti del Protocollo, nella speranza possano rivelarsi utili anche sul vostro pianeta.
 
1 - A una certa età viene concessa l’Opzione. Essa permette di superare brillantemente il problema della convivenza pacifica tra razionalità ed emozioni. Ci si può liberare in una sola volta delle une o delle altre. Una divisione netta mi ha concesso di non perdere nulla. Nella vita diurna la razionalità mi impedisce di caracollare tra pensieri sensibili, intrusivi; di notte i sogni  spazzano via la mappa di ragionevolezze costruita durante il giorno.
Il mattino lo specchio è di nuovo pulito da chimere, demoni e tristezze.
 
I nostri saggi hanno creato attività sportive che sono anche nuove professioni, risolvendo il problema della disoccupazione e convogliando le energie del tempo libero in attività non dannose alla società. Anzi.
 
 2 - I Cacciatori di Sensibilità, ad esempio, riequilibrano l’ambiente per eventuali deroghe al punto uno.

 3 - Gli Auscoltatori di Lamentazioni hanno il compito di trasferire le lamentele nel loro immenso timpano artificiale, cosicché il mondo viene costantemente pulito da questo noioso rumore di fondo.

4 - I Semantici, dopo un Master speciale in Sartoria, possono travestire le menzogne, confezionare loro un abito, inventando sinonimi accattivanti perché non facciano male neanche in fondo all’anima, a chi le racconta.
 
5 - Gli Uomini Vettore esercitano la loro forza sugli individui annoiati, danno loro l’illusione di essere strattonati da tutte le parti verso avventure incredibili. Poco importa se in realtà si è sempre fermi.
 
6 - Per i casi estremi sono stati forgiati i cappotti antitristezza. Quando accade qualcosa di dolorosamente insopportabile, viene regalato un cappotto, che permette di scaldarsi finché il dolore non fa il suo corso.

7 - Gli Scambisti, risorsa di cui andiamo orgogliosissimi, sono pronti a sostituire i loro problemi con i vostri. Ma con il pensiero.
Quando ad esempio sarete stanchi/e del lavoro, della casa in cui abitate, potrete abbandonarvi all’idea di un cambiamento; ma sapete quanto pesante è un trasloco, quanto rischioso è di questi tempi cambiare lavoro, non parliamo del resto. Basterà uno scambio del pensiero.
 
Vs. affezionatissimo
Annunaki


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categoria : ultimo neurone, nomaps

scritto da cronomoto nel tempo 20:46
lunedì, 11 febbraio 2008



IL CALIBRATORE
 
 
 
 


Tra qualche giorno entrerà in funzione. E’ una macchina che dovrebbe spingere lontano la nuvola che si è accovacciata sul loro mondo, cupa e imprevista.
Hanno perso la capacità di dosare e riservare affetto, amicizia e tanto altro: il desiderio di scomporre e interpretare ha sottratto l’anima ai gesti più semplici, trasformandoli sempre più in smania di accumulazione, potere, sopraffazione.

All’inizio di tutto lo sguardo bastava, come strumento.
Il problema si è manifestato con la misurazione di intensità: nulla sembra più accontentarli, le emozioni ora appaiono ai loro occhi difettive. Per questo insistono a cercare ossessivi e confusi, sbattendo la testa come cavie nevrotiche in un esperimento che sembra non avere fine.

Esperimento tutto umano, forse nel tentativo di trovare stratagemmi per abbracciare la vita in quanto semplice vita.



Immagine gentilmente concessa da TendaRossa
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categoria : sogni, ultimo neurone

scritto da cronomoto nel tempo 13:56
lunedì, 28 gennaio 2008


MONDI MIGLIORI
 



*
 

Che tutti capiscano, che tutti sappiano, ora, cosa sta realmente accadendo.
Non ve ne siete accorti?
Non fantasticate un po’ meno di un tempo?
Dissuasori di sogni, si chiamano. Per un mondo migliore, dicono.
Sono entrati nelle nostre case come ombre. Come ladri, aggiungo.
Il primo l’ho visto uscendo dalla doccia, una mattina.
Stava appollaiato sul termosifone e mi fissava. Uno sguardo di gatto, intenso.
Il principio di realtà, cara. Credo che abbia pronunciato queste parole.
Che m’importa di essere perfettamente protetta?
Da allora ogni pensiero mi è insopportabile, ibernato com’è, in una teca. Se mi avvicino troppo a una speranza o a un semplice proposito, risuona un allarme nella mia testa pronto a gelare ogni incanto.
L’immaginazione è così flebile che non riesco nemmeno a concepire come liberarmi di loro.


* Astral Projections di Rob Gonsalves
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categoria : sogni, ultimo neurone, cronoracconti, fini del mondo

scritto da cronomoto nel tempo 21:58
lunedì, 14 gennaio 2008





Modificò il risultato in E = mc². L'uomo non era ancora pronto per il passo successivo.








Avevo partecipato così al concorso Fantascienza in una riga, nel lontano novembre 2006 (piazzandomi prima, cosa che mi riempì di orgoglio non avendo mai vinto niente, neanche alla pesca di beneficenza parrocchiale)
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categoria : ultimo neurone