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In nova fert animus mutatas dicere formas corpora.
[L'estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi]
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scritto da cronomoto nel tempo 15:34
mercoledì, 31 gennaio 2007

Memorie dall’Organizzazione [8]

  

  Si è piccoli e si è innocenti

 

di Cominciare


 

 

 

*

 


A quell’età (come, poi in fondo, il vasto gruppo dei suoi coetanei) neanche lei sa tenere separato un sentimento dall’altro e ogni oscillazione sulla ruota della sua sensibilità ha il potere di annebbiarle la mente fissando l’attimo nella stupefacente scatola delle memorie. L’immaginazione del suo futuro oscura ciò che ha già tra le mani. Questo poco importa a lei che, giocherellando con la terra e i sassi, fantasticando storie dentro bottiglie vuote, raccattando ciò che l’adulto scarta per trasformarlo in meraviglioso strumento musicale, trascorre le giornate nella beata incoscienza del tempo che si consuma. Non può sapere che il mondo che la circonda sarà un tutt’uno con la sua persona; non può immaginare che le sue fantasie sulla futura donna, quelle che dimenticherà crescendo, saranno certamente impossibili da realizzarsi e per questo meravigliosamente eterne. È piccola e la sua pelle è bianca semi trasparente, racchiude in sé la bellezza dell’essere bambina. Le sue labbra lucide e rosso fuoco hanno formulato con spontaneità  la curiosità d’essere donna, lo hanno fatto con la tensione di un’aspettativa intensa e coinvolgente ma vaga e dolce come lo può essere solo una bella favola. Ogni incarico ricevuto dal mondo adulto la diverte in quella sfida che i piccoli hanno con la vita, nella fretta di crescere e diventare la principessa che sarà. Così ascolta attenta quella voce  mentre le impartisce quel compito: “Sai guardare lontano e vedere con la mente ciò che ancora non è stato pensato?” Le aveva detto d’improvviso quella voce maschile tanto cara a lei. Aveva rotto un momento di silenzio distraendola dei suoi pensieri. Lei aveva riso divertita e subito aveva risposto: “La città futura attorno a questa casa? Le macchine che inventeranno…magari potranno volare. Cosa dici? Saranno capaci di farlo?” L’uomo aveva sorriso ma non le aveva risposto, non voleva interferire, lei aveva proseguito. “beh, a me piacerebbe.”






Termina qui la prima ondata di Interventi-capitoli  per “IL TESSITORE”

L’Organizzazione,  felicemente allargata ( Aquatarkus  Arimane Cominciare Cronomoto Farolit IceKent, Matisse,  Penzogi )   continua a raccogliere nuove adesioni: Qui  il capitolo [0] e le istruzioni per partecipare.

 *Immagine di Lorenzo Mattotti

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categoria : con-fusioni, tessitore

scritto da cronomoto nel tempo 12:37
lunedì, 29 gennaio 2007


Memorie dall’Organizzazione [7]

  

  UN GIOCO DA RAGAZZI

 

di Penzogi






Vai, mi hanno detto, corri più presto che puoi. Corri e vai, più veloce della luce, più veloce del tempo, più veloce della vita.
Vai, ancora una volta, vai!
Solo il tempo di prendere…una carta da gioco, un fante di denari, metterlo in tasca e via…dicono che abbia perso la confidenza con il tempo, dicono. Io, Guardiano del Tempio del Tempo, che ho viaggiato in lungo, in largo e…nel tempo. Dovevo andare, ancora una volta.
Parto, sicuro che parto, parto sicuro: i tunnel spazio-temporali (pieni di fulmini) li conosco come le tasche della mia tunica. Posso percorrerli ad occhi chiusi, anzi è meglio. Ancora una volta, oltre.
Vai, mi hanno detto, corri, vola! Mi hanno ordinato. La carta da gioco, un gioco da ragazzi. Per rimetterla…per mettere le cose a posto. Viaggio nel vuoto dove ci si può perdere, senza tempo e senza materia. Tutto è buio, nero (sorrido pensando che se fosse stato giallo li avrebbero chiamati “buchi gialli”).
Ecco, mi vedo. Vedo un bambino. Si gira come se mi avesse visto. Mi giro come se ci fosse qualcuno. Prende un mazzo di carte da terra. Sono solo, faccio un solitario, penso. Ancora una volta. Dispone le carte coperte davanti a se, poi le gira lentamente, un gioco. Gira le carte e…ne manca una. Dove sarà finita? Dov’è il fante di denari? Si domanda. Dov’è il fante di denari, mi chiedo toccando la tasca vuota. C’era prima d’iniziare a giocare. L’avrò persa durante il viaggio? No, è scivolata vicino alla porta, la raccolgo…”Cos’è quello?” chiede indicando il mazzo di carte. Torno in me. Sono tornato. “Cos’è?” chiede l’insegnante che accompagna una decina di discepoli in visita al Tempio. Mi giro verso la bacheca che stava indicando, “E’…è un mazzo di carte”. “Un mazzo di carte?” chiede quello che sembra essere il più sveglio del gruppo. “Serviva per giocare, tanto tempo fa. Un mazzo era composto da quaranta carte. Si disponevano…”. “Perché è conservato nel Tempio del Tempo?”. “Perché…” quante volte avrò risposto a questa domanda? Mille, tremila, cinquemila? “…Perché cinquemila anni fa, quel mazzo di carte, è stato il primo oggetto che ha viaggiato…”. “Perché sono trentanove, ne manca una?” M’interrompe il più grande. Manca? Metto la mano in tasca a cercare i contorni del fante di denari…c’è. C’è ancora, dopo tanto tempo. “Perché è andata persa durante il viaggio spazio-temporale e, con tutto quel buio intorno, non è mai stata trovata”.
Sorrido solo io.



Qui  il capitolo [0] e le istruzioni per partecipare al racconto

 


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categoria : con-fusioni, tessitore

scritto da cronomoto nel tempo 15:13
mercoledì, 24 gennaio 2007



Memorie dall’Organizzazione [6]

  

  IL COLLEZIONISTA

 (di Arimane)

 

 

 

 

 

 

 

Sono il famoso Scorpo,
vanto e gloria dell’acclamante circo,
tuo plauso ed effimera delizia, Roma.

Lachesi invidiosa mi rapì a ventisette anni,
contò le mie vittorie e mi credette vecchio
(Marziale, Epigrammi, Lib. X, 53)

 

 

 

 






Eccolo, è lì, cammina per strada, le mani in tasca, forse a stringere rabbie senza profilo.

Il passo è spedito, ma a me fa sospettare che non vada in nessun luogo. Lo salutano con grandi sorrisi, gli cedono il passo; lui si ferma, ricambia i sorrisi, ringrazia con imbarazzo finto o vero.

Non ha mai perduto, colleziona successi. Li tiene in disordine, ammucchiati fra carte, disegni e orologi. Ogni tanto li guarda, con fastidio o con nostalgia. Stanco. Addosso i segni delle vittorie, come ferite.

Avvicinarlo è semplice; più difficile destare il suo interesse. Lo faccio con discrezione, nel tempo. Non ci può essere fretta, nel mio lavoro.

Presa confidenza, in punta di piedi gli suggerisco; un giorno semplicemente un dubbio, un altro come uno scarto, un altro ancora un guizzo della mente.

Alla fine, mi decido a rischiare. Prendo una delle sue coppe, non so più quale trofeo, ci verso del vino, la porto alle labbra. Sembra sorpreso nel vedere che di quel premio si possa far uso; che non si tratta di un oggetto da posare fra gli altri, imbarazzante. Posa il suo bicchiere, toglie gli occhiali, stropiccia gli occhi. Ci penserà, lo so, nelle ore che predilige, quando tutto è silenzioso.

Adesso guardo la finestra illuminata. Dietro il vetro, lo immagino a  fissare un foglio dove ha disegnato linee e punti e spirali. Aggiunge i colori alle immagini che si disegnano nel suo sguardo. Un filo d’inchiostro si distende a tracciare parole limpide; vede un prato che sembra senza fine.

Lo vedo uscire sulla strada incerta della notte; di nuovo cammina, ma non si sforza di apparire deciso, si ferma a guardare un riflesso, a cogliere una nota perduta. Siamo arrivati al mare. Da lontano, lo vedo rivolto verso le onde pigre, che non si distinguono.

Il cielo è ancora nero, quando ritorna; si ferma, si gira, come mi avesse visto. Nell’istante brevissimo in cui una luce di passaggio lo rischiara, ho l’impressione di leggere un sorriso.

Penso che forse quel lavoro è finito.

 

 

 

 

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categoria : con-fusioni, tessitore

scritto da cronomoto nel tempo 07:15
lunedì, 22 gennaio 2007

 
 
Memorie dall’Organizzazione [5]

  

 

GLI ORIZZONTI DI MATISSE

 

 

 


 

 

Qui  il capitolo [0] e le istruzioni per partecipare al racconto

 

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scritto da cronomoto nel tempo 07:44
venerdì, 19 gennaio 2007

 


 
Memorie dall’Organizzazione [4] e [4.1]

  

 

L'ANTAGONISTA 

 di Aquatarkus


 


 

 



 

No. Non era ancora il momento. L’umanità non era ancora pronta per tutto questo.

Eppure quelli dell’Organizzazione si stavano dando da fare alacremente. L’Antagonista assisteva ammutolito al comparire repentino di quei bagliori di consapevolezza che si accendevano intorno a lui. Era l’unico a sapere che erano generati dal rozzo intervento di un Incaricato.

Ai suoi tempi l’Organizzazione era solo brillante teoria e sana pianificazione, proiettata in un lontano futuro. La nuova gestione l’aveva lasciato sconcertato; tutta quella febbre di agire, di intervenire, di aggiustare gli ingranaggi spezzati era una nuova pericolosa moda.
Gli strumenti che avevano reso cristallina la teoria ora erano diventati micidiali bisturi per modificare la realtà con cicatrici indelebili.
Così lui, che era stato uno dei fondatori dell’Organizzazione, era diventato l’Antagonista.
Aveva iniziato con lo spirito del maestro che corregge con una matita rossa lo strafalcione dello scolaro, ma alla fine aveva capito che la sua missione era recuperare quella splendida teoria, quel futuro lontano, quell’agire tramite impercettibili mutamenti della realtà.
Così  aveva seguito uno dei tanti membri dell’Organizzazione nel suo nefasto peregrinare tra le miserie umane. Aveva riconosciuto immediatamente quel rozzo, ma efficace intervento per modificare le percentuali di realtà probabile.
L’Incaricato aveva semplicemente messo un gattino davanti alla porta di quella coppia senza figli. L’Antagonista sapeva che l’affiliato all’Organizzazione in questo modo avrebbe artificiosamente ridotto a livelli accettabili il nodo di conflittualità presente nelle equazioni di quel quadrante.
Tutto ciò era riprovevole: usare una splendida teoria per risolvere una faccenda così meschina.
L’Antagonista approfittò di un assenza della coppia per inoculare la coltura di una micidiale malattia nel gattino. Sarebbe morto entro pochi giorni. Tutto sarebbe tornato come prima, con la tensione che avrebbe raggiunto il livello critico fino a esplodere tragicamente in un episodio criminale, coinvolgendo tutto il quadrante.
Le cose dovevano rimanere così, non era quello il modo di ridurre la conflittualità del quadrante.
In quel misero angolo della realtà umana che gli abitanti chiamavano Erba.



LA VARIANTE FAROLIT
 
…L’Antagonista pensava di approfittare di una  lunga assenza della coppia per inoculare la coltura di una micidiale malattia al gattino.
Ma accadde che nel farlo il pargolo felino si mosse accidentalmente e l’Antagonista s’iniettò la coltura su di sé. I due coniugi lo trovarono steso davanti al loro pianerottolo con un gattino basito accanto. Subito si aprì un’inchiesta e presto si chiuse, l’Antagonista risultò morto per una malattia sconosciuta, molto trambusto per nulla. I due coniugi adottarono il gattino e ne divennero sudditi soggiogati e sedati dalle micesche  carezze e felici per le fusa. L’Antagonista involontariamente gli aveva regalato una Pet Therapy efficace e salvifica. Era quello il modo di ridurre la conflittualità del quadrante. E ogni angolo di umana realtà chiamato mondo.
 

 
Qui  il capitolo [0] e le istruzioni per partecipare al racconto
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scritto da cronomoto nel tempo 21:40
martedì, 16 gennaio 2007

 


Memorie dall’Organizzazione [3]

  

 

LA FACCIA NASCOSTA 

 

di IceKent

 

 

L'incarico non era dei più semplici, ma era sicuro di farcela anche questa volta.

Avrebbe dovuto pensarci per molto tempo, certo, a fare i suoi esperimenti, ma la soluzione gli si sarebbe presentata alla mente colpendolo con la sua semplicità.

 

Passarono i giorni, ma il Tessitore non riusciva a trovare il bandolo della matassa.

Gira e rigira, si ritrovava sempre dalla parte sbagliata.

Si stava quasi convincendo che questa volta non sarebbe riuscito a trovare la soluzione che gli era stata chiesta, quando, in un momento in cui stava guardandola un'altra parte, con la coda della mente intravide la risposta, e non se la fece scappare.

 

Prese così un gessetto colorato, e segnò un segmento davanti ai suoi piedi, un tratto  che iniziava da un lato del sentiero e terminava nell'altro.

Cercò poi un grosso coltello, trovò una taglierina enorme che manovrò con ambedue le mani.

Fece un taglio netto, seguendo il segmento che aveva appena tracciato sulla superficie rivolta verso di lui.

Al termine del taglio, quasi per magia, si rese conto di aver portato a compimento l'incarico, e nel migliore dei modi.

 

Ora gli abitanti del Nastro di Moebius avevano un mondo che possedeva due facce e due bordi!

 

  


Qui  il capitolo [0] e le istruzioni per partecipare al racconto
 

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scritto da cronomoto nel tempo 11:47
giovedì, 11 gennaio 2007

 
 
Memorie dall’Organizzazione [2]

 
 
LE SCATOLE NERE
(di Crono, Arimane)



 
 



 
La sua espressione oscilla tra lo stupito e il divertito, nel momento in cui  intuisce chi deve soccorrere questa volta. Una di loro.

- Se è davvero possibile identificare con certezza il  peggior momento della  vita, per me è sicuramente questo!
Voi ridete, vero? Comodi seduti a leggere queste righe affannate di una donna che credete in piena crisi isterica!
"Basta un niente per farla saltare." Vi starete dicendo.
Non penserete che adesso vi racconti la solita  storia, stile  piccola fiammiferaia, di femmina depressa abbandonata dal marito e scontenta dell'amante?

Sapete cos'è una Scatola Nera?
Macchè, stupidi, non quella degli aerei, che poi non ci trovano dentro mai niente di utile.
Sto parlando delle vostre, di Scatole Nere. Ognuno  tiene dentro di sé qualcosa, di  "non detto", o  non dicibile, un vizio, una mania, un'ossessione che non è possibile   condividere con nessuno.
State zitti adesso, vero?
Io sono una Lettrice di  Scatole Nere: ho passato la vita a leggervi.
Guardate che è facilissimo, non ci vogliono lauree in elettronica, per aprirle.
Basta osservarne il perimetro: quanto più  cercate di nasconderle e tanto più sarà facile definirne i contorni.
Poi il gioco è fatto, un po' come accade con le ombre cinesi, ne distinguete i profili  e ne intuite la sagoma. Il contenuto diventa un libro aperto.
Riporto tutto nei miei dossier che consegno all'Organizzazione. Passo le notti a leggervi e a scrivere di orrori, perversioni, pensieri irriducibili che assediano la vostra mente, fortezza presa d'assalto dalle dipendenze dell'anima.
Perfino i Suggeritori di Aldilà hanno le loro… ma questa non è la sede per discuterne.
Non tutte le Scatole sono orrorifiche: alcune nascondono segreti buoni, nati per evitare sofferenze, o amori impronunciabili, non ancora declinabili nel vostro tempo.
Vorrei far conoscere a tutti queste ultime, colme di sacrifici invisibili, ma non mi è consentito. E pensare che sono le più facili da decriptare, ma voi non volete vederle. A volte fa comodo.

Adesso salgo sul taxi e non mi vede più nessuno, lascio l'incarico: non posso più perlustrare questo labirinto umano di menzogna e sofferenza e dedizione non riconosciuta.
Lui è già nel taxi, la sta osservando con pazienza. Quando l’auto riparte, la stringe  in un abbraccio appena avvertibile, le sussurra semplicemente:
- Vieni, ancora; più vicina. Parlami, non esitare. Dimmi del tempo che ha seminato sguardi e parole e tremori. Dimmi delle scritture che ti hanno salvata. Dimmi di quelle che ti hanno perduta.




Arrivano i primi interventi dei lettori, che con i loro contributi diventano automaticamente membri dell'Organizzazione :o)
 
Qui  il capitolo [0] e le istruzioni per partecipare al racconto


 

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scritto da cronomoto nel tempo 21:22
lunedì, 08 gennaio 2007


Memorie dall’Organizzazione [1]
 


IL TAVOLO ROSSO  

(di Crono, Arimane)


 
 


 
La bambina ha cinque anni.
I suoi occhi arrivano appena al tavolo  della cucina, rosso formica, immenso, quasi senza confini come la linea del mare al tramonto. Ha pochi desideri, forse non ne conosce, è abituata a non disturbare i grandi.
Vive nel suo piccolo universo di esseri fantastici che le tengono una gran compagnia. Si limita ad osservare il mondo, chiedendosi poche cose.
"Come sarò, da grande?"

Al suo primo incarico, lui la sta osservando da qualche giorno, un po' impensierito; finalmente lo sguardo cupo si rischiara, come se avesse trovato il momento giusto; glielo hanno detto sempre: individuare quell'attimo è la cosa più difficile. La prende  tra le braccia e la solleva delicatamente fino a metterla in piedi sul tavolo rosso. Lei non si spaventa per niente, ora che lo vede. Si lascia portare in alto e gli chiede solo, stupefatta: "Così alta? Possibile?"
Quasi ha le vertigini, ma riesce  a vedere la cucina come non le era mai successo, e vede  anche fuori, oltre il poggiolo, oltre il fiume e il parco, fino a scorgere dei monti, lontanissimi. Il piccolo viso si illumina di uno dei suoi rari sorrisi.

L'aiuta  a scendere, è  tardi, la madre sta per rientrare; prima di andare, si fa promettere che quel momento resterà un segreto. Fino a quando non rivedrà quell’orizzonte.



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categoria : con-fusioni, tessitore

scritto da cronomoto nel tempo 09:54
mercoledì, 03 gennaio 2007


 

Continuano gli esperimenti di confusione di scritture con
Arimane. Crono inventa e ricicla, Arimane incipita e scalpella
. Unicuique suum, ma alla fine è tutto di chi legge.

La  confusione può estendersi, con i  contributi dei lettori (in messaggi, non nei commenti),
che verranno tagliati, cuciti e montati in nuovi episodi.
Ogni contributo sarà un capitolo a sè, e questo che segue, il riferimento per tutti.
C'è un protagonista, che potrebbe essere definto un Tessitore, di orizzonti, forse: qualcuno  ha bisogno di cambiare il proprio, a volte.
Il lettore può fabbricare un suo "intervento", o anche  quello di altri Incaricati. Lavoro da fare ce n'è, e tante mansioni sono ancora da inventare...
Presto altri  indizi. Il titolo, più tardi.

 
Memorie dall’Organizzazione [0]
 
 
Non aveva la minima idea dell'incarico che gli sarebbe stato affidato, quando era entrato a far parte dell'Organizzazione. Erano  poche le opportunità rimaste, ed in ogni caso avrebbero deciso Loro, dopo aver scandagliato a fondo la sua sensibilità.
Certo, gli sarebbe bastato  diventare Guardiano del Tempo o Riparatore di Memorie. Si sarebbe accontentato anche del compito di Suggeritore di Aldilà, per quanto fosse la mansione più rischiosa e temuta. L'ultimo Suggeritore era tornato talmente  provato, che quel ruolo era stato lasciato vacante, non senza imbarazzo, dai vertici stessi dell’Organizzazione.

Dopo un lungo periodo di addestramento, oggi, la convocazione. La consegna di una breve nota.
Il foglietto trema un po’ fra le mani,  per un attimo soltanto; poi, i gesti misurati e il portamento assumono una speciale determinazione.
Il cappotto nero che indossa, elegante ma consumato dal tempo, gli dà un’aria leggermente trasandata, suggerisce una solitudine. Non tradisce la spirale di emozioni che lo avvolge, uscendo dalla sede dell'Organizzazione. Si mescola con disinvoltura alla folla e si incammina mentre gli occhi, attenti, iniziano la ricerca.



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