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In nova fert animus mutatas dicere formas corpora.
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scritto da cronomoto nel tempo 21:56
martedì, 23 settembre 2008






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categoria : musica

scritto da cronomoto nel tempo 09:25
lunedì, 16 giugno 2008

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categoria : musica

scritto da cronomoto nel tempo 11:37
domenica, 16 dicembre 2007

 
 
    
STRUMENTI PER CONCERTO GRANDE

 
Ha iniziato a costruire gli strumenti qualche mese fa; dovevano essere enormi, per raggiungere ogni punto del mondo. Il suono, nelle sue intenzioni, sarebbe poi uscito limpido, senza rimbombare sguaiato nel cielo.

Ha scelto e curvato con pazienza il legno migliore degli abeti rossi per i grandi violini. Ha innalzato un’impalcatura che potesse reggere i musicisti. Questi avrebbero provato, come rematori affiatati, un contrabbasso gigantesco: lo strumento più alto, i suoni più bassi.
Non è stato facile tendere, tutti insieme, le corde di arpe ampie come vele e ancorarle al suolo. Le casse armoniche, congegnate per essere forti e leggere, somigliavano a carene di imbarcazioni immense. Un tormento, curare la meccanica machiavellica dell’organo, fuori misura (ne uscirono ingenuità alternate a manierismi per giorni e giorni prima che pneuma e suoni fossero espirati alla perfezione, nelle sue canne).
Sono stati scuoiati più di dieci animali per adeguare le pelli alle dimensioni dei quattro timpani.
Tuba e fagotto, pur goffi come giganti di vecchie fiabe, intrecciavano nelle prove le loro note alle altre con dignitosa eleganza. Senza perdersi in abbracci stucchevoli, pesanti.
Il metallo fluiva rovente da un crogiuolo accompagnato dal nostro silenzio: una microscopica imprecisione nella fusione o nella forgiatura del diapason avrebbe compromesso ogni accordatura.

Siamo  tutti pronti, ora: musicisti e strumenti; aspettiamo, sull’orlo del mondo, che il direttore d’orchestra con un cenno impercettibile dia inizio al concerto grande.
 
 
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categoria : musica, ultimo neurone, cronoracconti

scritto da cronomoto nel tempo 20:18
mercoledì, 28 marzo 2007

When God Created The Coffeebreak
(E.S.T.) 
 
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categoria : musica

scritto da cronomoto nel tempo 19:37
venerdì, 03 novembre 2006

Bloogo  è autore di cronomoto, che diventa suono.

Non so quali sensazioni attraversino voi e lo stesso Bloogo, ascoltando il brano.

 

Io  ho chiuso gli occhi e…


Annunaki

 

 

Sapevo  dove ero arrivato, con tutto quel blu che mi correva incontro…

 

Ho sentito lo schianto.

Sono ancora intero.

E' sera,  cammino a disagio sul ciglio di una strada, stordito  dagli occhi abbaglianti di questi mezzi,  rumorosi e impacciati.

La pioggia bagna la mia pelle impreparata, un lampo ed un tuono si accavallano, troppo vicini a me.

Ci sono  i treni, qui,  se stai attento ci vedi scorrere tutto il mondo, mi hanno detto.

Non bisognerebbe mai fermarli, allora.

Il loro sferragliare ripetuto  abbassa il mio battito, calmandomi.

Respiro lentamente, profondamente, incurante del frastuono.

Sento solo dei bambini che giocano.

Li raggiungo su questa grande terrazza, finalmente illuminata dalla luna, cercando di non spaventarli: da qui  posso vedere il mare e il cielo.

Oltre questa ristretta volta celeste   c’è il “mio” Nibiru, il pianeta dei Sumeri, come lo chiamate voi, che ancora dubitate della sua esistenza.

E’ il pianeta “dell’attraversamento”, che non è possibile vedere, ma solo calcolare, in base alle perturbazioni che genera, appunto, attraversando i cieli.

In passato ha inclinato Urano, spostato Plutone e ha dato un’orbita retrograda al piccolo Tritone. Impone deviazioni alle comete ed oggi rallenta le vostre sonde spaziali.

La sua orbita anomala, così profondamente allungata oltre la Costellazione di Orione, non è ancora comprensibile per i vostri scienziati, ma è la chiave per catturarne i segreti.

Sfiora la  Terra ogni 3600 anni, secondo i vostri calcoli; le cose non stanno proprio così,  in ogni caso Nibiru è instancabile e prima o poi  passerà a prendermi nella sua lunga corsa invisibile.



Magritte-La Fleche de Zenon

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categoria : musica, cronoracconti

scritto da cronomoto nel tempo 13:07
mercoledì, 06 settembre 2006

Musica per poeti...   

"When the poets dreamed of Angels
What did they see?"




... Musica per poetesse

hard
(ware) video



Per chi è stanco di subire Sylvian:
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categoria : musica

scritto da cronomoto nel tempo 13:27
mercoledì, 30 agosto 2006

Musica sul fiume        Ascoltando "O Tejo", Madredeus



"Le piace?" "Cosa?" "Il fiume o la sua canzone?" "Tutti e due. Sono un po' la stessa cosa". (Da "Lisbon Story", Wim Wenders)


 
Tejo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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categoria : musica, crono source code

scritto da cronomoto nel tempo 08:26
lunedì, 21 agosto 2006

MASADA              Ascoltando "A different drum" - Peter Gabriel



 Risalendo Masada: Cronoscatto, 1997

 
 


Questa fortezza sorge su una collina di rocce che, dall’alba al tramonto, sono colorate di rosso.

Solitaria, in una zona desertica, è poco distante dall’oasi di Ein Gedi mentre più a sud si rincorrono  paesaggi orridi fino a Sedom (Sodoma).

 

Guardavo il suo profilo mentre ero ancora  nella depressione del Mar Morto: il  cielo del mattino era già di un blu carico e la rendeva ancora più maestosa.

Stavo raggiungendo la cima con una funivia, in silenzio come tutti gli altri passeggeri, cercando di imprimere nella memoria i colori nitidi  e contrastanti della roccia, di quel mare stanco e oleoso e la Giordania, lontana.

 

Più  a valle un gruppo di soldati in un’esercitazione, approfittando della temperatura ancora sopportabile, risaliva un sentiero impervio  e zigzagante con tenacia ed agilità.

Tra loro spiccava Zahtar che, quasi senza fatica, precedeva gli altri.

Avanzava automaticamente, cupo  per l’assurdità di quell’esercitazione e, come sempre, melanconicamente persuaso di essere troppo poco soldato.

Aveva combattuto molte battaglie, si era distinto in azioni valorose, ma aveva condotto una guerra tutta sua, senza mai uccidere o ferire, non ne era mai stato capace.

Era lo zimbello della sua compagnia, per questo lo chiamavano Zahtar: un miscuglio di erbe e spezie comuni  in quelle terre che viene utilizzato nella cucina di tutti i giorni.

 

Quando raggiunsi la cima pianeggiante,  la temperatura era vicina ai 50°C, l’aria secca e  mi bruciava la gola.

Perlustrai i resti di un grande accampamento, le cisterne scavate nella roccia e ciò che era rimasto sul quel piccolo altopiano, inespugnabile per  sua natura, e su cui l’imperatore Erode aveva voluto la sua fortezza.

Diverso era stato  il destino di quel luogo senza ombra.

Ogni tanto,  presa dall’impulso di scendere, spingevo lo sguardo lungo i versanti a picco, cercando un sentiero per il ritorno. 

Ne individuai due, uno più ripido dell’altro.

Con lo scorrere del tempo, la necessità di tornare a valle cresceva, accompagnata  da un senso di vertigine che associavo all’eco di un urlo.

 

Dicono che, intorno al 70 D.C., coloro che abitavano Masada, furono assediati dai Romani.

Chi governava quella gente, immaginando ciò che sarebbe accaduto, deliberò un suicidio di massa. Né mogli né figli dovevano essere risparmiati,  così non avrebbero conosciuto il disonore e la schiavitù.

Accarezzando, piangendo, stringendo a sé i propri figli, quel disegno fu portato a termine.

Si salvarono solo due donne e cinque bambini.

Quando i Romani videro cosa era successo non provarono esultanza per la vittoria ma ammirazione per il coraggio di quella gente. (*)

 

 

Scesa con la funivia, mi diressi istintivamente verso Ein Gedi. Volevo consolare me stessa  con immagini e atmosfere più rassicuranti.

Ein Gedi è un’oasi dove  la vegetazione tropicale è attraversata da acque che formano piccole cascate: ombra e umidità.

E’ una sfida, sfrontata e dissonante, alla desolazione del deserto.

Mi riposavo, con i pensieri ancora arroccati su Masada, osservando un ruscello, quando arrivarono quei  soldati intravisti la mattina; anche loro probabilmente cercavano ristoro.

Sentivo il profumo del loro caffé speziato con il cardamomo, difficile da dimenticare.

Parlavano nella loro lingua mentre me ne stavo seria in un angolo ad osservare con determinazione l’acqua scorrere nel ruscello.

Lì conobbi Zahtar, che si avvicinò a me con garbo per darmi qualcosa: un fiore di un colore vicino all’indaco, appena colto.

Un’intesa nel modo di vedere il mondo che leggemmo, muta, nei nostri occhi, ci lega ancora.

 

(*) Leggendo  La Guerra Giudaica” (Flavio Giuseppe)


Un invito a leggere qui e a vedere questa ragazza

 

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categoria : musica, letture, crono source code, cronoracconti, nomaps

scritto da cronomoto nel tempo 11:41
giovedì, 29 giugno 2006

Post  (quasi) invisibile
 
Mi piacerebbe consigliare una visita oggi al blog di Quoyle    per sentire la sua versione di Oleo de Mujer Con Sombrero. La Quoyleversione mi colpisce per qualcosa di (irripetibile e)  personale, ma di musica non capisco moltissimo e quindi smetto di squittire. Ascoltate lui.
(Spero qualcuno mi perdoni se non ho trovato il colore #ffffff per scrivere)
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categoria : musica

scritto da cronomoto nel tempo 14:13
venerdì, 02 giugno 2006

Giornata surreale
 
 






La giornata si presenta così, dai contorni surreali come il colore
del riposo di Marta e Miki, sembrerebbe un altro tempo, non so se avanti o indietro rispetto ad oggi. A farmi tornare  qui e ora: quella simpatica signora che ha tamponato il mio cargo al posteggio del supermercato, della quale non è rimasta nessuna traccia se non un ex-paraurti, il mio,  e certi sbrinamenti del freezer, forse in un momento zen. ( Ascoltando Dave Douglas, Unison  )
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categoria : musica, crono source code