Chi sono
E-mail


In nova fert animus mutatas dicere formas corpora.
[L'estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi]
Ovidio, Metamorfosi



  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


blognuvole

Feaci poesia

Tor-Blognovel

Partecipano
Ho sentito l'orologio tichettare per
*loading* volte

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
Credits





CC

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
www.flickr.com
cronomoto's photos More of cronomoto's photos

eXTReMe Tracker


scritto da cronomoto nel tempo 21:21
giovedì, 28 agosto 2008

E’ così stanca la luna?


 
 
 

Potessi riavvolgere il tempo e cambiare anche solamente due o tre cose, lo farei.
Mi avevi insegnato a leggere il cielo, fratello mio. Avevo imparato a riconoscere le stelle che stelle non sono: mi additavi ogni sera le più brillanti e lontane, voragini ingorde di luce. Non ti ascoltavo, e tu urlavi di scansarle, temendo che i miei occhi diventassero di vetro.
E poi lo schianto.
 
E’ tardi ormai, per rimediare a questo ottavo peccato capitale, che non ha ancora un nome, nella mia testa. Un’incompiutezza.
Sono qui a guadare il tempo senza la possibilità di accelerarlo e finire questo calvario. Qui ad abbracciare il vuoto, inginocchiata: un allenamento fuori tempo, quello di oggi, a scavare la terra con le unghie, dopo aver passato la vita a cercare di capire perché il verde e il blu stanno così bene insieme, e a perdermi nell’osservazione di forme distanti, inutili, vacue.
 
Qualcosa sta per succedere: la luce che entra stanotte dalla finestra, ora sempre aperta, è inconsueta,  quasi solida. I gatti che dividono la stanza con me sono immobili sul davanzale, lo sguardo fisso alla luna spezzata.
Ecco l’eclissi: così stanca la luna, si ritira da sé, allontanandosi; la terra non abbia a sforzarsi a oscurarla. Torce il suo viaggio, in un’inarcatura leggera, spostandosi lontano.
 
Continua a casa di LemmaeLabel
 

 
 
Immagine di R. Gonsalves
Permalink _ commenti (29)_ commenti (29)(popup)
categoria : sogni, incubi

scritto da cronomoto nel tempo 17:40
mercoledì, 09 aprile 2008


Appeso al cielo

 
Stamattina non riesco a concludere nulla, distratta dalle voci dei vicini che si stanno raccogliendo a capannello sotto le mie finestre, e non ci sarebbe niente di speciale se non il fatto che qualcosa ondeggia smisurato ed elegante sopra la terrazza.
 
Non è il caso, avevo detto: il soggiorno è abbastanza grande ma un pianoforte a coda, no.
Si insedierebbe a scapito delle geometrie conquistate in tanti anni; ho sempre amato gli spazi vuoti, lasciano la testa libera e poi non so suonare, anche se avrei voluto, mi sarebbe piaciuto. E’ meglio lasciarlo dov’è, avevo suggerito, sulle rive di quel mare freddo e impetuoso, sua congrua dimora.
 
Chiudo le finestre. Resti fuori, quel pianoforte, sarà stanco per il lungo viaggio ma riposi sospeso a mezz’aria: non sono tanto sicura delle sue note, limpide, sì, ma immagino il loro accumularsi una ridosso all’altra, a colmare ogni spazio.
Sono davvero quelle che vorrei si rovesciassero nella mia stanza?



Permalink _ commenti (28)_ commenti (28)(popup)
categoria : sogni, incubi