VITA DA FOSSILE (un certo discorso)
Mi piacerebbe distendere la schiena ma lo spazio che ho a disposizione non lo consente: la sorte mi ha rinchiuso in un museo di scienze naturali, per proteggermi.
Ma tu sai quanto è frustrante veder scorrere il mondo e non poter alzare un braccio e fare una carezza, né dire nulla? (E ce ne sarebbero di cose da raccontare dell’era terziaria, e della quaternaria).
Le scolaresche mettono gioia: mi sono spaventato solo quando i ragazzini arrivavano con i pantaloncini corti e uno strano copricapo nero; si sono evoluti grazie a scatolette minuscole che spuntavano dalle tasche assieme alla musica, ora ostentano oggetti piatti e lucidi ancora più piccoli ma con uno schermo enorme, pensano di avere il mondo in mano, e non sanno nemmeno cos’è un esoscheletro. Ma hanno occhi vispi, e ancora tempo.
Il custode, l’ultimo, dopo che se ne sono andati tutti si lamenta a voce alta dei problemi con il videopoker e con la moglie, e forse è per questo che nasconde con cura nello sgabuzzino un bottiglione di vino che non deve essere nemmeno tanto buono, secondo me.
Molti si lasciano ammaliare dai quarzi vanesi che brillano di luce riflessa, o da quella sciacquetta di resina: ambra, si fa chiamare.
Poi c’è la bambina che viene spesso, accompagnata dal nonno: la prima volta piangeva, silenziosa, oggi invece stringe piccole margherite, raccolte nel giardino del museo. Spero che la smetta di contemplare con i suoi occhi grandi lo scheletro del dinosauro a guardia dell’entrata. Magari si accorgerà di me, quando sarà più grande.
(Vorrei averti seduta di fianco a me mentre guido, per andare chissà dove. Vorrei vederti mentre cucini, mentre leggi, mentre ascolti musica, mentre fai la doccia, ma non vorrei più vederti piangere. Vorrei ancora ascoltarti mentre spari le tue battute acide sugli pterodattili e tutto il resto, prenderei col sorriso sulle labbra anche quello che farebbe scappare a gambe levate un uomo, solo perché tu sei tu e non potresti essere diversa).
Penso a tutte le persone che vanno e vengono ogni giorno per vedere noi, perfettamente protetti, ormai invulnerabili ma sempre uguali.
Ho una gran fortuna, io: vedrò crescere altre generazioni di mondi, incerte ma vive, e ancora lei.