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In nova fert animus mutatas dicere formas corpora.
[L'estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi]
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scritto da cronomoto nel tempo 06:45
sabato, 31 maggio 2008



NON E’ VERO
 
 
Non è vero che il capriolo ieri pomeriggio ha cambiato strada all’ultimo momento con uno scarto. Gli pareva bello quel sentiero in salita, costeggiava qualche casa, anche se sapeva che dalle case bisogna stare lontani.
La sensazione di aver imboccato la via sbagliata te la senti dentro. Da subito.
 
Ho sempre odiato i cancelli di ferro, aggressivi di lance rivolte verso l’alto, come da piccola odiavo i vetri in cima al muro di recinzione che mi impediva di vedere, ma mi insegnava a immaginare, solo a immaginare (tanto che è l’unica cosa che mi riesce di fare) ciò che succedeva nella casa di fronte, e lanciavo bambole, che detestavo, tricicli, macchine a pedali, soldatini, pur di scoprire chi vi abitasse, e invece qualcuno ordinava tutto in fila sulla porta di casa, il giorno successivo.
 
Sento come urla di bambino, mi precipito fuori e qualcosa si dibatte infilzato in quelle lance.
Lotto con zoccoli, pelo, muscoli, grida e occhi neri spalancati, per liberarlo; alla fine me lo ritrovo tra le braccia, senza vita.
 
Ma questa non è una storia vera. Le cose non possono essere andate così.
E’ forse vero che il capriolo ha scelto l’altra strada: quella che curva accompagnando l’ansa del fiume, d’argento, stasera, e finisce sulla casa di pietra e lamiere, al limite del bosco.
Sono sicura che di quel bosco nuovo e di chi e cosa lo anima sapresti scriverla, la storia vera, così potrei dimenticare questa.
 
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categoria : crono source code, cronoracconti

scritto da cronomoto nel tempo 21:17
giovedì, 17 aprile 2008


           VITA DA FOSSILE  (un certo discorso)

 
 
Mi piacerebbe distendere la schiena ma lo spazio che ho a disposizione non lo consente: la sorte mi ha rinchiuso in un museo di scienze naturali, per proteggermi. 
Ma tu sai quanto è frustrante veder scorrere il mondo e non poter alzare un braccio e fare una carezza, né dire nulla? (E ce ne sarebbero di cose da raccontare dell’era terziaria, e della quaternaria).
 
Le scolaresche mettono gioia: mi sono spaventato solo quando i ragazzini arrivavano con i pantaloncini corti e uno strano copricapo nero; si sono evoluti grazie a scatolette minuscole che spuntavano dalle tasche assieme alla musica, ora ostentano oggetti piatti e lucidi ancora più piccoli ma con uno schermo enorme, pensano di avere il mondo in mano, e non sanno nemmeno cos’è un esoscheletro. Ma hanno occhi vispi, e ancora tempo.
Il custode, l’ultimo, dopo che se ne sono andati tutti si lamenta a voce alta dei problemi con il videopoker e con la moglie, e forse è per questo che nasconde con cura nello sgabuzzino un bottiglione di vino che non deve essere nemmeno tanto buono, secondo me.
Molti si lasciano ammaliare dai quarzi vanesi che brillano di luce riflessa, o da quella sciacquetta di resina: ambra, si fa chiamare.
Poi c’è la bambina che viene spesso, accompagnata dal nonno: la prima volta piangeva, silenziosa, oggi invece stringe piccole margherite, raccolte nel giardino del museo. Spero che la smetta di contemplare con i suoi occhi grandi lo scheletro del dinosauro a guardia dell’entrata. Magari  si accorgerà di me, quando sarà più grande.
 
(Vorrei averti seduta di fianco a me mentre guido, per andare chissà dove. Vorrei vederti mentre cucini, mentre leggi, mentre ascolti musica, mentre fai la doccia, ma non vorrei più vederti piangere. Vorrei ancora ascoltarti mentre spari le tue battute acide sugli pterodattili e tutto il resto, prenderei col sorriso sulle labbra anche quello che farebbe scappare a gambe levate un uomo, solo perché tu sei tu e non potresti essere diversa).
 
Penso a tutte le persone che vanno e vengono ogni giorno per vedere noi, perfettamente protetti, ormai invulnerabili ma sempre uguali.
Ho una gran fortuna, io: vedrò crescere altre generazioni di mondi, incerte ma vive, e ancora lei.
 
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categoria : ultimo neurone, cronoracconti, amori invisibili

scritto da cronomoto nel tempo 16:25
lunedì, 17 marzo 2008


Il cane che era diventato sordo
 

 


Sorridevano, il giorno che arrivai a casa: sostenevano che stavo perfettamente in un quadrato; mi prendevano in giro anche per quella macchia nera che porto da sempre con orgoglio come una benda da pirata.
 
Specchiandomi nella cisterna in pietra che raccoglie l’acqua piovana, ho visto le mie linee allungarsi in pochi mesi, e regalarmi una compostezza bianca di statua, di cui ancora oggi che sono vecchio vado fiero.
Qualche tempo fa sono diventato sordo: loro dicono così; da parte mia so solo che non riesco più a svolgere il mio incarico. Hanno cercato di capire perché, hanno provato a curarmi, senza successo. Poco cambia, se chi ti sta a fianco ti avvisa di ogni pericolo e si fa carico anche della tua parte di lavoro.
 
Oggi se ne è andata la mia compagna, in silenzio. Lui è venuto a prenderla (aveva gli occhi lucidi).
Ho tanta rabbia, ora, e sono tornato a difendere con unghie e denti il giardino, e abbaio di nuovo contro ogni piccolo rumore e tutto ciò che è fuori, non voglio che mi porti via più niente.
 
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categoria : crono source code, cronoracconti

scritto da cronomoto nel tempo 13:15
sabato, 01 marzo 2008



E’ SPARITA LA FERMATA

 
That was when most of the Russian soldiers had already left the former East Germany.
These looked so lost in time. Can you feel how scratchy those coats are? (W.W.)



Ero così assorto a immaginare cosa passava nella mente delle persone accanto a me, che i miei pensieri devono aver scavalcato la fermata.
Sono davanti all’orologio del tempo del mondo, ad Alexanderplatz. E’ consuetudine incontrarsi sotto il gigantesco Weltzeituhr, oggi stanco e distratto, ma qui nessuno mi aspetta.

Accanto, il sole impallidisce; i militari sembrano usciti da una nebbia che scherma i rumori e li allontana dal resto della piazza quasi fossero protetti da una bolla: senza opportunità di scambio con l’esterno.
La postura dei soldati scontorna tristezza, o forse una perplessità dopo un successo tanto sognato.

Del loro smarrimento non c’è documento, né altra traccia al di là della smagliatura che si è creata tra la piazza e i sotterranei della metropolitana.
Sono rimasto ad ascoltare le loro emozioni disposte a cerchio, adesso vorrei trovare un pertugio e tornare indietro, ma è sparita la fermata della U-Bahn: l’orologio è tornato scrupoloso, attento a ripararmi dal groviglio di cui è fatto realmente il tempo. E’ lì per impedirci di decifrare le sue trame e i percorsi sottili che si intrecciano, non visibili. Così amorevole da blindarmi in questa piccola sfera occulta.
 
 
 
Foto rubata a Wim Wenders
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categoria : sogni, cronoracconti, nomaps

scritto da cronomoto nel tempo 13:56
lunedì, 28 gennaio 2008


MONDI MIGLIORI
 



*
 

Che tutti capiscano, che tutti sappiano, ora, cosa sta realmente accadendo.
Non ve ne siete accorti?
Non fantasticate un po’ meno di un tempo?
Dissuasori di sogni, si chiamano. Per un mondo migliore, dicono.
Sono entrati nelle nostre case come ombre. Come ladri, aggiungo.
Il primo l’ho visto uscendo dalla doccia, una mattina.
Stava appollaiato sul termosifone e mi fissava. Uno sguardo di gatto, intenso.
Il principio di realtà, cara. Credo che abbia pronunciato queste parole.
Che m’importa di essere perfettamente protetta?
Da allora ogni pensiero mi è insopportabile, ibernato com’è, in una teca. Se mi avvicino troppo a una speranza o a un semplice proposito, risuona un allarme nella mia testa pronto a gelare ogni incanto.
L’immaginazione è così flebile che non riesco nemmeno a concepire come liberarmi di loro.


* Astral Projections di Rob Gonsalves
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categoria : sogni, ultimo neurone, cronoracconti, fini del mondo

scritto da cronomoto nel tempo 14:42
lunedì, 21 gennaio 2008


CANTA CHE TI PASSA




disegno di Marco Corona


 
 
Il rumore delle mietitrici sale dalla valle, metodico. Se lascio l’attenzione sciolta, dal punto in cui sono, sulla collina, il suono sembra animarsi in un canto coerente. Nelle modulazioni che si alternano distinguo qualcosa di preciso: forse dei significati, o un’intelligenza, in un coro di voci.
 
Chiedo, allora, come in quei giochi senza senso che fai da adolescente: ma cosa volete?
Mi rispondono rassicuranti e ragionevoli, ma in un brusio elusivo.
D’impulso, un’altra domanda, ma nel preciso momento in cui  la pongo ho la certezza  di aver fatto un passo falso. Ne sono conferma i toni e i ritmi, ora affrettati.
Mi chiudo in casa, immaginandole mentre sforbiciano l’aria e avanzano stridendo.
Voglio dormire, adesso, per non pensare e poi nei sogni possiamo lasciare che accada qualsiasi cosa. Mi addormento, spossata dal loro mantra che filtra da ogni fessura.
 
Atropo, mi chiamo Atropo, sostiene fiera, sulla soglia della mia stanza. Entra alzando e roteando gli arti sghembi, di meccano. Il tempo di avvertire le sue parole taglienti e inizio a correre lontano, ricordandomi solo ora (ma non sarà un altro sogno?), di raggiungere le mie compagne nella valle, spero mi accolgano a braccia aperte. 


 
Ringrazio Marco Corona, che mi ha regalato la bella illustrazione per "Canta che ti passa"(onoratissima)

E Cristina Bove, che mi ha dato lo spunto per le mietitrici in un suo commento.

Il post è gemellato con... Canta che ti passa di Whois 
 
 
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categoria : sogni, cronoracconti, con-fusioni

scritto da cronomoto nel tempo 11:37
domenica, 16 dicembre 2007

 
 
    
STRUMENTI PER CONCERTO GRANDE

 
Ha iniziato a costruire gli strumenti qualche mese fa; dovevano essere enormi, per raggiungere ogni punto del mondo. Il suono, nelle sue intenzioni, sarebbe poi uscito limpido, senza rimbombare sguaiato nel cielo.

Ha scelto e curvato con pazienza il legno migliore degli abeti rossi per i grandi violini. Ha innalzato un’impalcatura che potesse reggere i musicisti. Questi avrebbero provato, come rematori affiatati, un contrabbasso gigantesco: lo strumento più alto, i suoni più bassi.
Non è stato facile tendere, tutti insieme, le corde di arpe ampie come vele e ancorarle al suolo. Le casse armoniche, congegnate per essere forti e leggere, somigliavano a carene di imbarcazioni immense. Un tormento, curare la meccanica machiavellica dell’organo, fuori misura (ne uscirono ingenuità alternate a manierismi per giorni e giorni prima che pneuma e suoni fossero espirati alla perfezione, nelle sue canne).
Sono stati scuoiati più di dieci animali per adeguare le pelli alle dimensioni dei quattro timpani.
Tuba e fagotto, pur goffi come giganti di vecchie fiabe, intrecciavano nelle prove le loro note alle altre con dignitosa eleganza. Senza perdersi in abbracci stucchevoli, pesanti.
Il metallo fluiva rovente da un crogiuolo accompagnato dal nostro silenzio: una microscopica imprecisione nella fusione o nella forgiatura del diapason avrebbe compromesso ogni accordatura.

Siamo  tutti pronti, ora: musicisti e strumenti; aspettiamo, sull’orlo del mondo, che il direttore d’orchestra con un cenno impercettibile dia inizio al concerto grande.
 
 
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categoria : musica, ultimo neurone, cronoracconti

scritto da cronomoto nel tempo 22:16
martedì, 04 dicembre 2007

Prima che
 



Sei una stella, ma come loro hai  paura di morire: collasserai, oltre l’orizzonte degli eventi.
Sei solo tanto tesa, e non puoi chiuderti in uno sgabuzzino e uscire quando tutto è passato. Devi portare a termine il tuo viaggio ellittico, fatto di trasparenze e opacità. E’ frustrante non poterlo scardinare.
Sei stanca di distrazioni tristi: collisioni e splendori perfetti.
Ti trasformeresti in ladra di carezze, se fossi una di loro. Sogni di essere sbucciata e smembrata in spicchi, lasciati liberi nel loro arancio tracciante.
Vieni, adesso, attraversa i cerchi concentrici che ti avvicinano alla fine: divertiti  a giocare con il tempo saltando di orizzonte in orizzonte. Ma prima che il nero assoluto ti divori, lascia che io possa placarmi ancora una volta in questo amore incauto e scaleno.
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categoria : ultimo neurone, cronoracconti, amori invisibili

scritto da cronomoto nel tempo 16:06
sabato, 17 novembre 2007

SCACCIAPENSIERI

 
 


Dopo millenni di lavoro, presto avremo albe sempre uguali, come tutti desiderano, in questo posto.
Non saprò abituarmi.
 
Eccolo, il principio del giorno.
Sono stata con gli occhi incollati al cielo tutta la notte: aspettavo un suo gesto, mentre sezionavo aurore. Quella ingenua, in cui ho atteso il sole sorgere dalla parte sbagliata del mondo, e quella scandita da ore poco sicure, attraversate dai luccichii  dei caccia.
Si è dischiusa un’alba crisalide, fatta di battiti, sensori innestati e impulsi elettrici, da cui è stato possibile uscire senza gravità. Ne ho sfogliate di preziose, in cui ho abitato come in sogno.
 
Sto misurando questa, centimetro dopo centimetro, senza indulgenza. Forse il livore di cui si è truccata oggi sarà spinto via da violetto, carminio e azzurri, più pazienti di me.
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categoria : crono source code, cronoracconti

scritto da cronomoto nel tempo 21:22
sabato, 10 novembre 2007

 
 
UNA LINEA

 
 
 
 
 
 
Vengo spesso sulla Torre di Galata, per osservare il confine. Mi hanno detto che da questa terrazza circolare, nell’ultimo lembo di Bisanzio, alcuni hanno visto la linea tenue tra Oriente e Occidente vibrare e spostarsi di continuo.

Sono tornato quassù cento volte: non una sola oscillazione. Ma poi oggi, per un istante, mi è parso di vederla con la coda dell’occhio scansare rispettosa, avvolgere con compassione; vuole guardare più da vicino, incuriosita. Decide da sola, penso. La Terra ha volontà e coscienza proprie, deduco. Vive.

Adesso che so, e scendo precipitosamente le scale della Torre, sento il rumore del mondo che gira, e anche se non mi resta un filo di voce, è di questo urlo che vorrei ridere e piangere con voi.
 
 
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categoria : cronoracconti, nomaps