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In nova fert animus mutatas dicere formas corpora.
[L'estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi]
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scritto da cronomoto nel tempo 20:48
lunedì, 15 giugno 2009



La scimmia e l’arancia (olio su tela)

Non piacevi a nessuno, eppure nessuno aveva avuto il coraggio di liberarsi di te. Quando ci chiedevano, rispondevamo: un nostro antenato!
Te ne sei stata per tutto questo tempo a prendere pioggia sul fondo scuro di alberi e arbusti, e un sorriso all’ingiù.
Da piccola mi chiedevo perché un’arancia in mezzo a una foresta e perché il tuo sorriso era alternativamente innocuo e malevolo. Passandoti accanto, avevo imparato a guardarti senza che te ne accorgessi (avevo paura che ti arrampicassi sui muri).
 
Ne avevi passate di tutte i colori: un altro bambino aveva trafitto il quadro, complice l’arma del padre generale, lasciando una cicatrice sulla tela, riparata in gran fretta (e silenzio).
Qualcosa si intravede ancora.

Le cose che ci portiamo dietro, trasloco dopo trasloco, hanno un compito (una bilancia rotta e stanca, l’automobilina di latta rossa e blu di uno zio, la grande elica di legno appesa al muro, un frammento di fulgurite, l’Enciclopedia Universale). Me lo hai sussurrato tu stamattina: noi dobbiamo puntellare i ricordi più lontani, lo sai, sono quelli che, non a caso, se ne vanno per ultimi, tenendovi il più possibile legati al mondo.
Sono anche quelli che affiorano più tardi, ha aggiunto guardandomi con una punta di malignità (sarà per questo che da qualche tempo ha lo sguardo di una che si sente importante).
 
Chissà se di notte sogna di andare oltre la foresta pietrificata e di vivere dalla nostra parte, o ha paura della casa successiva: non potrebbe protestare, lì c’è poca luce, non voglio stare nello sgabuzzino, la parete è a nord, troppo umida, no, non mettetemi nella stanza degli ospiti ché sarei troppo sola.
Mi chiedo come attraverserà le case di chi verrà dopo di me, come sarà accolta, se stabilirà alleanze inconsapevoli, come proseguirà il suo compito, se si limiterà ad aiutare una parete a uscire dal destino di una tragica simmetria. 
 
 Ma non dirmi più che puoi solo guardare e non partecipare.
 
 scimmia
 
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categoria : dialoghi impossibili, crono source code

scritto da cronomoto nel tempo 13:37
giovedì, 15 gennaio 2009



E’ il bianco il colore della morte, me sono accorta oggi a pranzo. Un foglio di carta scritto a mano.
Considera che avevo cercato la verità per giorni, come può farlo ogni immaginabile prospettiva: con occhi attenti, spaventati, impietosi, compassionevoli, e poi stanchi.
Ogni passo mi aveva portato più lontano da casa.

Ma deve essere che il cielo mi sorveglia, e così mi sono fermata. La morte mi ha prestato il suo sguardo e, adesso che so, mi affido alle parole sicure che mi hai lasciato
immagino che nel fondo di quegli occhi spenti ci sarebbe il riflesso dei fiori che amavo coltivare, sfiorare, annaffiare, quasi mai recidere, per timore di far loro del male



(per mio padre)



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categoria : crono source code

scritto da cronomoto nel tempo 09:28
sabato, 01 novembre 2008


Les Aliénés voyageurs*
(Gli alienati viaggiatori, o gli alieni viaggianti fate voi)


charcot
 

Pensavo a un post che contenesse i termini spettrofotometro boleano perequare (che io perequassi, io perequerei) sciabordio lucore jamming.
Purtroppo, l’avatar Cronomoto si è opposto e riporto una lettera scritta di suo pugno.
 
Amico caro,

immagina qualcuno che viva in uno stato cerebrale perennemente alterato, anche quando dorme. Ma si tratta, per questo qualcuno, di uno stato naturale, pur essendo sopraggiunto (come segnalato dalla letteratura medica) in età matura. Comporta un unico inconveniente.
La fantosmia può presentare aspetti gradevoli, ad esempio un profumo di fiori bianchi può sovrapporsi a quello delle pagine del libro che stai leggendo. O aspetti grotteschi, quando il profumo di chi ti è vicino è talmente forte da farti  scappare. Ma a queste cose ti abitui.

Non guardarmi così, ogni epoca ha avuto le sue pazzie: isteria, depressione e tra poco saremo troppo vecchi per vivere, rimbecilliti da demenza senile e Alzheimer.  

Non comportando questo mio stato alcun pericolo sociale sono certo che non sarà un problema per nessuno, e nessuno se ne curerà o lo curerà, nonostante un incremento dei casi negli ultimi anni.  Non mi sento più o meno folle di altri.  Non lo è quel bambino che in una passeggiata immagina macchinari immensi sospesi tra una montagna e l’altra. O quell’uomo, che sta facendo a pezzi il navigatore dopo averlo sfidato prendendo per giorni la direzione contraria a quella indicata, così, per gioco, ed è arrivato ugualmente a destinazione (a casa). O la donna che batte i pugni per ore sulla porta perché vuole entrare o uscire, non sa, e il marito piange (verrà per lei anche il tempo degli specchi, che saranno da coprire, nascondere, perché non se la prenda con loro e non si faccia del male).

Non è forse pazzia quella che mi pare di intravedere oggi nell’ostinazione a far valere realtà ambivalenti con forza e presunzione, al punto di convincere noi per primi che non si sta mentendo a nessuno?  
A questo non sono ancora preparato, e torno al mio viaggio contrelamontre.


Pantiloni mi insegna che contrelamontre "contro l'orologio", significa lottare contro il tempo quando in realtà il primo elemento contro cui si lotta in bicicletta è l'aria, il vento.

*Titolo scoperto in “I viaggiatori folli
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categoria : ultimo neurone, crono source code, nomaps

scritto da cronomoto nel tempo 19:42
domenica, 21 settembre 2008

Ognuno festeggia i suoi anniversari: dopo due anni torna
 
Cronache da Maintenance Planet, una storia vera  (re-post)
 
Qui ho imparato a muovermi quasi con disinvoltura, evitando i labirinti silenziosi della Parte Vecchia, sostando spesso negli ormai familiari ambienti della Zona Gialla e quella Blu. Questa volta mi dirigo velocemente verso la Zona “Espianti e Obsoleti”, con la certezza che giocando d’anticipo eviterò le interminabili file di questo Settore, per me nuovo.
 
E’ il momento dell’anamnesi, che qui prende il nome di “conversazione”, lo scopo è naturalmente quello di individuare con precisione le parti in avaria.
La Responsabile dello Smistamento mi indica, tra tutte le possibili Porte, una che ha un’insegna sbiadita, in un angolo nascosto.
Mi metto in fila, con poca convinzione, ascoltando le storie degli altri umanoidi e androidi provenienti da ogni parte della galassia. Resto stoica in piedi; certo, a sentire alcuni racconti viene la pelle d’oca, mi sforzo di sorridere come fanno gli altri.
Ma come riescono a sorridere?
 
I minuti scorrono troppi e, innervosita, provo ad interpretare l’insegna quasi illeggibile sulla Porta: “Terminali e Rottamazione”. Un tonfo al cuore. Chiedo perché non mi abbiano ancora chiamato, rispondono: Crono, lei non è in lista.
Con un filo di speranza inizio a correre nel buio, vedo un’altra Porta, tutta illuminata, stavano aspettando me. Questa volta preferisco non leggere l’indicazione anche se è ben illuminata.
La conversazione è piuttosto complessa essendo il mio caso ancora in fase di studio. Cerco di spiegare il problema alle branchie, ma su M. P. non conoscono bene l’evoluzione del pianeta Terra. In ogni caso in pochi minuti tutto sembra sotto controllo: una borsa zeppa di analisi effettuate negli ultimi quarantaquattro anni sembra convincerli.
 
Si tolga lo scafandro, andiamo.
Ecco, io non mi aspettavo che accadesse tutto così in fretta.
Mi spoglio e vado nella Sala Gelida; subito un addetto mi dice: ma guardi che per l’espianto del componente X0T11 bisogna tenere la biancheria.
Mi sembra di sognare, risalgo non ricordo se due o tre rampe di scale in cerca della mia biancheria e, grazie ad una singolare staffetta a cui partecipano alcune unità scelte del personale (maschile), finalmente la recupero e torno nella Sala Gelida.
L’anestesista, femmina venusiana dall’aspetto simpatico e rassicurante, si taglia appena mi vede, dopo aver deciso di iniettarmi una sostanza particolare, come dice lei: così, per precauzione.
Quando, avvolta completamente nell’emostatico, la venusiana decide che tutto è pronto, parto per Oblio, nero, senza tempo ed emozioni.
 
Ritorno in me perfettamente cosciente (almeno così penso), ma mi ricordano che devo respirare: in poco più di un’ora avevo già dimenticato.
Seguono 48 ore convulse di cui ricordo:
 
Gli antidolorifici che non hanno alcun effetto, finché si capitola con degli oppiacei sintetici.
Hanno dovuto allungare il letto (francamente neanche il_Piccolo ci sarebbe stato)
Non dormo ma simulo un sonno profondo ascoltando musica antalgica.
Una notte prendo letteralmente a calci Toi (un terrestre con la mania del volo cieco) che si è immolato ad assistermi prendendo di iniziativa il posto di familiare-marito-badante.
Un furto nella stanza di fronte, ma non me la sono sentita di inseguire il presunto ladro, essendo completamente imbrigliata in tubi che escono da tutte le parti.
La Signora Axy, anni 92, plutoniana, due stanze più in là, invoca il ritorno della madre per 12 ore consecutive (di notte, ovviamente).
Il Signor Twz, terrestre, classe 1906, scopre i magici poteri del Tavor e si obnubila ad insaputa del personale.
La mia dieta è predisposta inequivocabilmente da un soggetto sadico perché composta di soluzione gluconata, semolino, acqua e succo di frutta.
 
Dopo 48 ore, esausti per la mia presenza, decidono di rimandarmi a casa. Raggiungo zampettando un cargo-taxi, semisvenuta, sotto la pioggia e il cielo padano (che poi ha lo stesso “colore della televisione sintonizzata su un canale morto”) e me ne torno da Il_ Piccolo e i due crono-gatti.
Pronta e serena a godermi l'autunno terrestre che ha colori invidiati in tutta la galassia
 
 
autumn
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categoria : crono source code, re-post

scritto da cronomoto nel tempo 18:04
domenica, 10 agosto 2008

COME CRISTALLO
 
La mia posizione è invidiabile. Immagina una vita rivolta all’interno di questa casa, ma anche verso il mondo esterno: un confine siliceo, alla finestra. Una fortuna vivere nell’incertezza: non so quale delle due realtà sia quella inconsistente.
In giornate come questa, quando la pioggia mi trasforma in quadro liquido, la mia trasparenza lascia filtrare sogni tra queste mura.
Mentre il tempo passa, mi basta strappare col pensiero i rami più alti agli alberi di fronte per tornare indietro nella memoria.
Uno sguardo azzurro e giovane mi supera e va oltre le piante, ancora arbusti, fantasticando di fucili, archi di nocciolo e altro ancora, ma non ne fa parola con nessuno.
Mi dispero per quello che succede dentro queste mura, vorrei portarlo fuori a giocare, e mi dispero per il mondo-fuori, che vorrei portare al riparo qui dentro.
Come cristallo cado in frantumi, ora che lo osservo cresciuto, gioca solo tra gli alberi.

 
(re-post di mezza estate o di San Lorenzo, come preferite)
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categoria : sogni, crono source code, re-post

scritto da cronomoto nel tempo 06:45
sabato, 31 maggio 2008



NON E’ VERO
 
 
Non è vero che il capriolo ieri pomeriggio ha cambiato strada all’ultimo momento con uno scarto. Gli pareva bello quel sentiero in salita, costeggiava qualche casa, anche se sapeva che dalle case bisogna stare lontani.
La sensazione di aver imboccato la via sbagliata te la senti dentro. Da subito.
 
Ho sempre odiato i cancelli di ferro, aggressivi di lance rivolte verso l’alto, come da piccola odiavo i vetri in cima al muro di recinzione che mi impediva di vedere, ma mi insegnava a immaginare, solo a immaginare (tanto che è l’unica cosa che mi riesce di fare) ciò che succedeva nella casa di fronte, e lanciavo bambole, che detestavo, tricicli, macchine a pedali, soldatini, pur di scoprire chi vi abitasse, e invece qualcuno ordinava tutto in fila sulla porta di casa, il giorno successivo.
 
Sento come urla di bambino, mi precipito fuori e qualcosa si dibatte infilzato in quelle lance.
Lotto con zoccoli, pelo, muscoli, grida e occhi neri spalancati, per liberarlo; alla fine me lo ritrovo tra le braccia, senza vita.
 
Ma questa non è una storia vera. Le cose non possono essere andate così.
E’ forse vero che il capriolo ha scelto l’altra strada: quella che curva accompagnando l’ansa del fiume, d’argento, stasera, e finisce sulla casa di pietra e lamiere, al limite del bosco.
Sono sicura che di quel bosco nuovo e di chi e cosa lo anima sapresti scriverla, la storia vera, così potrei dimenticare questa.
 
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categoria : crono source code, cronoracconti

scritto da cronomoto nel tempo 20:45
mercoledì, 07 maggio 2008

Blended colours
 
Ti racconto questa storia perché vorrei che tu la scrivessi. Ieri, in auto, andavo a prendere mio figlio che tornava da una gita scolastica. La strada è quella che percorro spesso: due rotonde e poi avanti dritto fino al centro. I pensieri erano i soliti, appena scombinati da una buona notizia, inaspettata: testa leggera, un po’ di euforia incredula, trattenuta (così potrò tenerla accanto a me per un tempo più lungo), e la voglia di vedere come era cresciuto. Hai mai notato come crescono i figli quando stanno lontani, anche solo per qualche giorno?
 
Mentre affronto la seconda rotonda mi devo fermare: un Masai.
L’andatura leggera, il portamento, le vesti rosse e un atteggiamento quieto e insieme di sfida rendono irreale la città, incomprensibilmente vuota nel pomeriggio a tarda ora, e mi spingono a lasciarlo  passare. Svolta a sinistra e ci ritroviamo sulla stessa strada a due corsie, uno accanto all’altro. Per qualche istante affiancati, poi improvvisamente scarta, lasciandomi sola. La sua è un’eleganza straordinaria: è naturale e di chi sa che niente e nessuno potrà fermare la sua giusta corsa.
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categoria : crono source code, nomaps

scritto da cronomoto nel tempo 16:25
lunedì, 17 marzo 2008


Il cane che era diventato sordo
 

 


Sorridevano, il giorno che arrivai a casa: sostenevano che stavo perfettamente in un quadrato; mi prendevano in giro anche per quella macchia nera che porto da sempre con orgoglio come una benda da pirata.
 
Specchiandomi nella cisterna in pietra che raccoglie l’acqua piovana, ho visto le mie linee allungarsi in pochi mesi, e regalarmi una compostezza bianca di statua, di cui ancora oggi che sono vecchio vado fiero.
Qualche tempo fa sono diventato sordo: loro dicono così; da parte mia so solo che non riesco più a svolgere il mio incarico. Hanno cercato di capire perché, hanno provato a curarmi, senza successo. Poco cambia, se chi ti sta a fianco ti avvisa di ogni pericolo e si fa carico anche della tua parte di lavoro.
 
Oggi se ne è andata la mia compagna, in silenzio. Lui è venuto a prenderla (aveva gli occhi lucidi).
Ho tanta rabbia, ora, e sono tornato a difendere con unghie e denti il giardino, e abbaio di nuovo contro ogni piccolo rumore e tutto ciò che è fuori, non voglio che mi porti via più niente.
 
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categoria : crono source code, cronoracconti

scritto da cronomoto nel tempo 21:35
domenica, 25 novembre 2007

MAINTENANCE PLANET 2: CODICE MAGENTA

Post gemellato con Triage di Undulant



Questo deve essere un emporio di colori, non un ospedale.
Quando entri, ti associano un codice, che può essere giallo, bianco, rosso o verde (basta guardare la tavolozza in entrata). A me assegnano il magenta, forse perché pensano sia un colore allegro.
 
Dieci indiani, tra i quattro e i vent’anni, tutti belli, nerovestiti, aprono la strada per la Zona Verde, in fila come degli sherpa. Li guida orgogliosamente un ragazzino con un cerotto bianco di traverso sul naso: pelle opaca e scura come i suoi abiti e portamento da guerriero. Mette coraggio.
Stupore e paura hanno gli stessi lineamenti, in padre e figlio, poco più in là.
In una giornata di pioggia come questa, colli e schiene diventano più fragili.
La vita sfila via in corridoio, senza trambusto.
   
I primi accertamenti lasciano perplessità: mi portano in un altro blocco con un’ambulanza. Non vorrà mica camminare? Dentro è tutta gialla, colore che diventa presagio della destinazione.
E infatti, la Zona Gialla. Nuovi test spingono a ulteriori accertamenti.
Appare a sorpresa come una meteora l’ex cronohusband, mangiando liquirizia. Scompare autovaporizzandosi improvvisamente dopo avermi consegnato 1 biscotto e una cioccolata calda. Mi ci voleva, la cioccolata calda.
Mi trasferiscono in un altro blocco, mi introducono in un tubo dove spero di addormentarmi in compagnia di rumori ipnotici. Non c’è tempo per addormentarsi, solo quello per ripassare a memoria I sette piani di Buzzati. Mi deportano nella zona gialla per una consultazione. Qui  una specializzanda decide all’unanimità il ricovero.
No, firmato cronomoto, e torno a casa, zampettando: ho solo fame, Ci penserò lunedì.
 
Colonna sonora consigliata:  Perfect Day (Lou Reed)
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categoria : crono source code

scritto da cronomoto nel tempo 16:06
sabato, 17 novembre 2007

SCACCIAPENSIERI

 
 


Dopo millenni di lavoro, presto avremo albe sempre uguali, come tutti desiderano, in questo posto.
Non saprò abituarmi.
 
Eccolo, il principio del giorno.
Sono stata con gli occhi incollati al cielo tutta la notte: aspettavo un suo gesto, mentre sezionavo aurore. Quella ingenua, in cui ho atteso il sole sorgere dalla parte sbagliata del mondo, e quella scandita da ore poco sicure, attraversate dai luccichii  dei caccia.
Si è dischiusa un’alba crisalide, fatta di battiti, sensori innestati e impulsi elettrici, da cui è stato possibile uscire senza gravità. Ne ho sfogliate di preziose, in cui ho abitato come in sogno.
 
Sto misurando questa, centimetro dopo centimetro, senza indulgenza. Forse il livore di cui si è truccata oggi sarà spinto via da violetto, carminio e azzurri, più pazienti di me.
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categoria : crono source code, cronoracconti