Chi sono
E-mail


In nova fert animus mutatas dicere formas corpora.
[L'estro mi spinge a narrare di forme mutate in corpi nuovi]
Ovidio, Metamorfosi



  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


blognuvole

Feaci poesia

Tor-Blognovel

Partecipano
Ho sentito l'orologio tichettare per
*loading* volte

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder
Credits





CC

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
www.flickr.com
cronomoto's photos More of cronomoto's photos

eXTReMe Tracker


scritto da cronomoto nel tempo 19:04
sabato, 27 giugno 2009


Portano camici bianchi e cognomi doppi scritti sul taschino con la biro blu. Parlano di sogni: strumenti che si innestano dove viene meno un equilibrio tra desideri e aspettative, come bilancieri perfettamente tarati e oscillanti di corpi pieni e corpi cavi.
 
 
Mi han detto siediti e sogna.
 
Staccandomi dal cammino prigioniero e magnetico che percorro abitualmente, probabilmente esaltata dallo splendore estivo, ho scelto una via che non avevo mai notato: mi era parsa così familiare da parcheggiare sotto i suoi alberi come fosse un’abitudine.
I sogni non te li puoi scegliere, come gran parte della vita.
Così sono entrata a casa sua. La tazza del caffè sul tavolo, le imposte socchiuse, (ma come mi è venuto in mente di passare a quest’ora?) i libri sparsi, la radio accesa, il portatile ancora spento.
Tutto abbastanza comune, a cosa serve sognare?
 
Si è voltato, gli occhi grigi e sorridevano, sorridevano a me.
La mattina a disegnarci arabeschi sulla schiena (fasto e gioia), uscire e passeggiare silenziosi per le vie del centro. Seduti a parlare mangiando un panino. Lo guardo tracciando, solo con l’immaginazione (ogni idea che ho accarezzato si è smarrita nell’ordine delle cose), uno schizzo del suo viso.
 
Il tempo che il cielo di oggi, un foglio di carta blu senza alcuna sfumatura, abbia modo di stendersi, sorprendere e giocare con la città pallida, sua e mia. Il tempo di assottigliare le ombre, allungarle a coprire ogni vicolo e piazza, prima che spariscano.
Me ne sono andata portando via questo frammento: che non scivoli a terra rovinato dalla vita; mi sono fermata qui sul ciglio del sogno.
 
 
Permalink _ commenti (32)_ commenti (32)(popup)
categoria : sogni, ultimo neurone, amori invisibili

scritto da cronomoto nel tempo 20:48
lunedì, 15 giugno 2009



La scimmia e l’arancia (olio su tela)

Non piacevi a nessuno, eppure nessuno aveva avuto il coraggio di liberarsi di te. Quando ci chiedevano, rispondevamo: un nostro antenato!
Te ne sei stata per tutto questo tempo a prendere pioggia sul fondo scuro di alberi e arbusti, e un sorriso all’ingiù.
Da piccola mi chiedevo perché un’arancia in mezzo a una foresta e perché il tuo sorriso era alternativamente innocuo e malevolo. Passandoti accanto, avevo imparato a guardarti senza che te ne accorgessi (avevo paura che ti arrampicassi sui muri).
 
Ne avevi passate di tutte i colori: un altro bambino aveva trafitto il quadro, complice l’arma del padre generale, lasciando una cicatrice sulla tela, riparata in gran fretta (e silenzio).
Qualcosa si intravede ancora.

Le cose che ci portiamo dietro, trasloco dopo trasloco, hanno un compito (una bilancia rotta e stanca, l’automobilina di latta rossa e blu di uno zio, la grande elica di legno appesa al muro, un frammento di fulgurite, l’Enciclopedia Universale). Me lo hai sussurrato tu stamattina: noi dobbiamo puntellare i ricordi più lontani, lo sai, sono quelli che, non a caso, se ne vanno per ultimi, tenendovi il più possibile legati al mondo.
Sono anche quelli che affiorano più tardi, ha aggiunto guardandomi con una punta di malignità (sarà per questo che da qualche tempo ha lo sguardo di una che si sente importante).
 
Chissà se di notte sogna di andare oltre la foresta pietrificata e di vivere dalla nostra parte, o ha paura della casa successiva: non potrebbe protestare, lì c’è poca luce, non voglio stare nello sgabuzzino, la parete è a nord, troppo umida, no, non mettetemi nella stanza degli ospiti ché sarei troppo sola.
Mi chiedo come attraverserà le case di chi verrà dopo di me, come sarà accolta, se stabilirà alleanze inconsapevoli, come proseguirà il suo compito, se si limiterà ad aiutare una parete a uscire dal destino di una tragica simmetria. 
 
 Ma non dirmi più che puoi solo guardare e non partecipare.
 
 scimmia
 
Permalink _ commenti (18)_ commenti (18)(popup)
categoria : dialoghi impossibili, crono source code

scritto da cronomoto nel tempo 15:08
venerdì, 12 giugno 2009

 
DOVE NASCE IL VENTO
 
Una volta si pensava che il vento nascesse sull’orlo della terra, poi ci hanno rifilato spiegazioni scientifiche, inclusa la fascinosa complicazione della forza di Coriolis.
Non del tutto convinta di queste teorie,  ho chiesto a Scarpantibus
Ecco la sua risposta:
 
 
 
Dove nasce il vento.
 
 
Dal cuore inquieto, al confine del prendere e dare.
Dalla con-fusione che si pavoneggia con le lenti.
Nella speranza scientifica di vederci più chiaro.
 
Dal petto tuo, il tuo seno, l’ansimare amore.
 
Dalle gole dei lupi e i pianti dei bambini.
Il pianto dei vecchi lasciamolo dietro.
Puzza di bambineria a zero vita & claudica il pianto dei vecchi in cerca della carità.
 
Che la morte faccia il suo corso.
 
Ma, dall'’Alto dell’ Amor di Dio(dio).
Che le vecchie madri sono le fotocopie
delle ombre di queste femmine lattifere.
 
Dalle domande senza risposte.
Dai vecchi padri morti di padridezza.
Dalle risposte andate a picco nell'anima.
 
Dalle risposte che sono i buchi neri del culo, della gola, la pancia e la verità impallinata.
Dal camminamento sulla strada del giorno.
 
Della percorribilità della strada che non c’è.
Dal carcere delle sbarre di gomma a gogò.
Dal carcere che ognuno si porta dentro.
 
E dall'’immutabilità eterna delle montagne.
E i Maometto e le Montagne di qua e di là.
E dagli aborti della natura che si snatura.
 
Dalla speranza che si vergogna di sé.
 
Anche se la speranza, è notorio,(intanto chi non ha conosciuto nella propria vita una Speranza? Quelle infami no, perdinci)
 
non può assolutamente vergognarsi di sé.
 
La speranza - disse Caino - non è mio fratello, ma per me lo è stato e lo sarà nei secoli:
e, niente confessione, pentimento e ostia.
 
Dalle donne che almeno una volta nella loro vita Si sono sentite così sole da sembrare UNA PAZZA.
E le pazze, si sa, sono (DAVVERO) pazze, anzi.
 
Follemente pazze. E le loro urla dirimpettano Contro la luna che tiene tiene e poi s’intossica.
Al punto da ‘ngottare e fare il fegato fraceto.
 
Imbronciata, schiattosa e ammorbata,
malinconica, per non dire ‘ncazzata nera, la luna agita le onde del mare e dei laghi e soffia nelle gole spaccate delle montagne
 
Che impugnano le scimitarre contro gli alberi e i rami, che schivano e fluttuano e zigzagando evitano i colpi muovendosi sui tronchi.
 
Dove nasce il vento se non dai ventri.
I ventri delle donne. Le donne che coi ventri In viso si truccano. E, si trasformano in streghe.
 
E, le streghe coi ventri infecondi e le zizze Secche come spugne strizzate, ululano & soffiano alla fucina dei venti.
 
E, se mi dicessero che col tuo dolore,
chiaramente per mancanza e bisogno
d’ammore, tu si ‘na strega stralunata,
 
cu ‘a capa dinto ‘e nnuvole
santa vergine immacolata!
 
viene ccà…
 
(Appropriazione indebita:
Tu non credi in Dio e nella Chiesa
e invochi la madre di Gesù Cristo)
 
viene ccà,
 
e si nun me faie riavulo,
famme,
cu ‘e vase cu sta vocca ‘nzevata
(unta)’e scunciglie, taratufole,
vongole, cozzeche, cannulicchie,
ostriche
e ‘a mazzamme d’o fritto ‘e pesce,
e tracannanno per’e palummo
janco e friddo ‘e ghiaccio
 
dinto ‘e bracce toie,
 
famme addivintà viento,
e,
vulammo,
vasannece cu labbra ‘e fravule
 
lascianno a morte chello ca è d’a morte,
 
ca si sta lota ‘e munno s’appiccia,
nun perdimmo niente.
 
(e, si i’(io)
cu ‘na fattura ‘e mago ‘Mbruglione
putesse distruggere,
‘nzieme a tte,
cumpagna mia janara,
stù pianeta accussì ‘nchiavecato,
 
crideme,
ammore mio carnale,
 
nun ce penzasse
nemmeno ‘na bucchina ‘e vota.
 
…e mmò,
diceteme pure,
pecchè aggio usato ‘sta parola,
parola volgare, prosaica, baccalaiola
da vecchio carrettiere
e puttana e zoccola
dei Quartieri Spagnoli
 
ca songo volgare assaie,
e, pirciò criminale).
 
e,
si ‘o crimine è ‘na parola,
 
‘o munno umano
s’è perz’(perso)
‘a quanno Dio facette ‘a luce
e ppò dicette a Adamo et Eva
ca nun s’avevano magna ‘na mela
 
‘na parola
‘na mela
 
r’o ddio vuoste.

(di Scarpantibus) 
Permalink _ commenti (9)_ commenti (9)(popup)
categoria : scarpantibus

scritto da cronomoto nel tempo 20:15
martedì, 02 giugno 2009



Dove sei stato, mio anfitrione, per tutto questo tempo.
Mi ero ritirata nella tua stanza più alta, con la presunzione di sorvegliare l’orizzonte.
Ho svolto ogni formula all’incontrario, smontando deduzioni razionali, sgonfiando induzioni illogiche (a questa specie appartengono certe attese che divorano il tempo). Non è rimasto nulla di eventuale o incerto, dentro di me e i pensieri, ho imparato a domarli e convogliarli scenograficamente come gas tossici e colorati fuori di casa. Così mi sentivo al sicuro. (Così forse abbiamo fatto in molti)
Se ne sono andati i corvi, se ne sono andate le nuvole, ma è sparito anche il cielo.
Torna qui a far l’aria sottile, a farla bruciare, a giocare cambiando di nascosto i filtri al sole, a far le ombre azzurre e rosse.
Torna in ogni casa, e scrivi (su polsini, fogli andati persi, sul cartone della pizza, basta che scrivi...)

Permalink _ commenti (22)_ commenti (22)(popup)
categoria : ultimo neurone, nomaps

scritto da cronomoto nel tempo 14:19
martedì, 26 maggio 2009


Poco meno di un anno fa Remo Bassini proponeva l'iniziativa  "A quattro mani"
Arimane e Cronomoto hanno risposto con questo racconto, che adesso trova posto nei rispettivi blog.

Stellamadre
di Arimane e Cronomoto

Ho scelto questo angolo di cielo per nascere. Una volta strappata la volta celeste - così veniamo al mondo noi stelle - la vista era magnifica.
Non c’erano ancora molte compagne, ma i vortici di materia brillante che di lì a poco le avrebbero generate erano splendidi, nel loro avvolgersi silenzioso. Mi affascinavano di più i vuoti, però: di un nero concreto, irresistibilmente attraente; li vedevo come un porto sicuro. Pozzi d’inchiostro, avrei pensato, se invece di stella fossi stata bambina, a guardare stregata il calamaio innestato nel banco, col sogno di intingervi il dito.
Mi è piaciuto, dopo, danzare in rivoluzioni e rotazioni, sentire il rumore del cielo, e incendiarmi, voltandomi a guardare gli scampoli di fuoco che lasciavo dietro di me, a spegnersi lontano: mi divertivo assai a vederli esaurire la spinta, esitare, fermarsi e mettersi a ruotare. Raffreddavano, ciascuno a suo tempo e a suo modo, prendendo colori diversi.
Fossi stata bambina - più grande, adesso - e non stella, avrei pensato che fossero fatti delle stoffe ruvide o vaporose, granulose o finissime, che esplodevano di vermiglio o di cobalto, di pervinca o di turchese leggero sul telaio di mia madre, quando lavorava accanto a mio padre, maestro di colori.
E vorrei esserlo, la bimba dell’inchiostro, per usarlo e dire con quello del più bello dei frammenti, che si è intiepidito lentamente, crepandosi tutto in valli e montagne e ha mischiato atomi semplici, a far liquido e a fare il cielo azzurro come altri cieli non sono. Come una madre, l’ho allevato, quel pezzo di me, l’ho scaldato piano, illuminato. Giocava, splendendo di ghiaccio, poi ostentando orgoglioso la chioma verde, l’elmo di un guerriero. Correva, quasi ruzzolasse da una pietraia, a sbucciarsi le ginocchia, imprudente, a cercare un destino diverso dagli altri. E infatti: presto divenne folle di esseri microscopici e laboriosi.
Non fossi stella, direi ciò che oggi m’inquieta. Il tempo è passato, e tanto; invece del soffio del fuoco avverto ora, profondo, un brontolio sordo, un turgore che cresce. So cos’è, ma a chi dirlo? So che marcio da un tempo che sembra infinito verso il momento in cui la fornace che mi anima finirà di ardere tutto.
E’ oggi, il giorno. Se non fossi stella, ma la bambina dell’inchiostro e delle stoffe, e la donna che ha allevato le sue creature, la mia fine sarebbe semplice, anche se dolorosa. Mancherei al mondo, forse.
Ma sono stella, e sarà il mondo a mancare a me.
Resterò taciturna e pesantissima in questo angolo di cielo a raffreddare anch’io, dopo avere avvolto di fuoco e fatto svanire in un attimo il corteo di piccoli compagni che m’hanno girato attorno per tanto tempo. Senza mai avvicinarci, quasi fossimo timidi innamorati; paghi, loro, di vedere i miei lunghi capelli di luce sciolti nel cielo, e io di osservarli nei loro giochi cangianti.


 
Permalink _ commenti (26)_ commenti (26)(popup)
categoria : con-fusioni

scritto da cronomoto nel tempo 13:37
giovedì, 15 gennaio 2009



E’ il bianco il colore della morte, me sono accorta oggi a pranzo. Un foglio di carta scritto a mano.
Considera che avevo cercato la verità per giorni, come può farlo ogni immaginabile prospettiva: con occhi attenti, spaventati, impietosi, compassionevoli, e poi stanchi.
Ogni passo mi aveva portato più lontano da casa.

Ma deve essere che il cielo mi sorveglia, e così mi sono fermata. La morte mi ha prestato il suo sguardo e, adesso che so, mi affido alle parole sicure che mi hai lasciato
immagino che nel fondo di quegli occhi spenti ci sarebbe il riflesso dei fiori che amavo coltivare, sfiorare, annaffiare, quasi mai recidere, per timore di far loro del male



(per mio padre)



Permalink _ commenti (31)_ commenti (31)(popup)
categoria : crono source code

scritto da cronomoto nel tempo 10:13
martedì, 23 dicembre 2008



Una giornata
qui
Ringrazio Marino Magliani, Fabrizio Centofanti e la Poesia e Lo Spirito.
 
Auguro a tutti Buone Feste
 
 
Permalink _ commenti (15)_ commenti (15)(popup)
categoria :

scritto da cronomoto nel tempo 20:31
sabato, 22 novembre 2008



      
     
     


Monte Pastello, tramonto, nuvole nere (e freddo)
Permalink _ commenti (15)_ commenti (15)(popup)
categoria :

scritto da cronomoto nel tempo 09:28
sabato, 01 novembre 2008


Les Aliénés voyageurs*
(Gli alienati viaggiatori, o gli alieni viaggianti fate voi)


charcot
 

Pensavo a un post che contenesse i termini spettrofotometro boleano perequare (che io perequassi, io perequerei) sciabordio lucore jamming.
Purtroppo, l’avatar Cronomoto si è opposto e riporto una lettera scritta di suo pugno.
 
Amico caro,

immagina qualcuno che viva in uno stato cerebrale perennemente alterato, anche quando dorme. Ma si tratta, per questo qualcuno, di uno stato naturale, pur essendo sopraggiunto (come segnalato dalla letteratura medica) in età matura. Comporta un unico inconveniente.
La fantosmia può presentare aspetti gradevoli, ad esempio un profumo di fiori bianchi può sovrapporsi a quello delle pagine del libro che stai leggendo. O aspetti grotteschi, quando il profumo di chi ti è vicino è talmente forte da farti  scappare. Ma a queste cose ti abitui.

Non guardarmi così, ogni epoca ha avuto le sue pazzie: isteria, depressione e tra poco saremo troppo vecchi per vivere, rimbecilliti da demenza senile e Alzheimer.  

Non comportando questo mio stato alcun pericolo sociale sono certo che non sarà un problema per nessuno, e nessuno se ne curerà o lo curerà, nonostante un incremento dei casi negli ultimi anni.  Non mi sento più o meno folle di altri.  Non lo è quel bambino che in una passeggiata immagina macchinari immensi sospesi tra una montagna e l’altra. O quell’uomo, che sta facendo a pezzi il navigatore dopo averlo sfidato prendendo per giorni la direzione contraria a quella indicata, così, per gioco, ed è arrivato ugualmente a destinazione (a casa). O la donna che batte i pugni per ore sulla porta perché vuole entrare o uscire, non sa, e il marito piange (verrà per lei anche il tempo degli specchi, che saranno da coprire, nascondere, perché non se la prenda con loro e non si faccia del male).

Non è forse pazzia quella che mi pare di intravedere oggi nell’ostinazione a far valere realtà ambivalenti con forza e presunzione, al punto di convincere noi per primi che non si sta mentendo a nessuno?  
A questo non sono ancora preparato, e torno al mio viaggio contrelamontre.


Pantiloni mi insegna che contrelamontre "contro l'orologio", significa lottare contro il tempo quando in realtà il primo elemento contro cui si lotta in bicicletta è l'aria, il vento.

*Titolo scoperto in “I viaggiatori folli
Permalink _ commenti (43)_ commenti (43)(popup)
categoria : ultimo neurone, crono source code, nomaps

scritto da cronomoto nel tempo 15:10
domenica, 12 ottobre 2008

Appuntamento col deserto


desertMoebius


Sono uscito troppo presto dal forte, questa mattina.  Se mi fossi limitato a seguire gli ordini, sarei rientrato senza sorprese, come ogni giorno. Ho potuto osservare il movimento di ogni istante mentre si snodava, anticipando e scostandosi dalla realtà desertica che tutti conoscono.
Ora non so cosa potrebbe accadere, per questo preferisco dirti semplicemente come è andata, il mio orologio è fermo, il sole è fermo, quel che non è più fermo è il deserto.

Immagine di Moebius

Permalink _ commenti (23)_ commenti (23)(popup)
categoria : nomaps